Pagano le imposte ma non risulta Odissea per due contribuenti

Errori degli impiegati postali fanno finire i soldi nelle casse di altri Comuni e costringono i cittadini a rivolgersi al difensore civico. “Robin Hood” segnala: «Problemi simili anche per la Tari a Teramo»
TERAMO. Può accadere che pur avendo pagato puntualmente tasse e imposte si venga considerati morosi. Un’esperienza frustrante per il contribuente che riesce anche con difficoltà a vedere riconosciuta la propria posizione. Sono due i casi, in particolare, segnalati dall’associazione “Robin Hood”.
Il primo caso riguarda L.C., teramano, che cinque anni fa versò 300 euro alle Poste per pagare un F24 relativo all’Imu della casa al mare, a Tortoreto. Tutto a posto, all’apparenza, con l’intestazione al Comune e il relativo codice sulla ricevuta. Ma l’impiegato aveva digitato male il codice, per cui la somma è andata a finire al Comune di Introdacqua. Questo però il contribuente l’ha scoperto dopo anni, quando gli è arrivato un accertamento del Comune di Tortoreto per l’Imu non pagata. Inutile l’esibizione della ricevuta. E solo dopo aver chiesto lumi alle Poste si è scoperto l’arcano. Ma questo non è servito a risolvere la questione. «Il contribuente», racconta Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione consumatori, «ha iniziato a scrivere ai due Comuni, ma non ha cavato un ragno dal buco. Alla fine si è rivolto a noi, che abbiamo fatto ricorso al difensore civico regionale che è intervenuto. Il Comune di Introdacqua ha inviato alla società esterna che per suo conto cura le riscossioni la comunicazione, questa finalmente ha riconosciuto la somma e l’ha girata a Tortoreto».
Stesso caso, ma finora con epilogo diverso, per una teramana, M.T., che ha pagato 480 euro di Imu per una casa che ha a Monza. Ma l’impiegato, questa volta di una banca, ha sbagliato a digitare il codice e i soldi sono andati a finire a Melfi. «Questa volta non solo il Comune di Melfi non ha risposto, ma non lo ha fatto nemmeno il difensore civico della Basilicata a cui abbiamo presentato un ricorso», aggiunge Di Ferdinando, «ora abbiamo fatto una segnalazione al Coordinamento nazionale del difensore civico stigmatizzando l’inerzia di quest’ultimo ma lodando l’intervento di quello abruzzese». Di Ferdinando dà dei consigli per evitare situazioni estreme del genere: «Intanto le società esterne o i Comuni incamerano delle somme senza verificare se siano dovute o meno da chi versa e questo non mi sembra corretto. Non si pongono il problema che incassano somme senza alcun titolo. E comunque il Comune non dovrebbe aspettare fino agli ultimi giorni prima che scada il periodo di prescrizione di cinque anni, mettendo in forte difficoltà il cittadino che deve provare di aver pagato. È una prassi deplorevole».
A margine il presidente di “Robin Hood” segnala simili problemi che si sono verificati per il pagamento della Tari con Teramo Ambiente. «Se non si usano i bollettini prestampati o l’operatore digita male, la somma rimane in una sorta di limbo che viene rimosso solo se il consumatore va e chiede di verificare», spiega, «il consiglio è: ogni anno o due controllate che il pagamento effettuato vada a buon fine, chiedendo l’estratto conto».
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