PalaScapriano in dubbio per il basket

Resta il problema dei costi alti. Il presidente Ruscitti: «Non possiamo pagare mille euro al mese per gare e allenamenti»
TERAMO. Resta in dubbio la riapertura del palazzetto dello sport di Scapriano per il Teramo basket. L’ultimo incontro tra l’assessore allo sport Antonio Filipponi e il presidente della società Ermanno Ruscitti non ha risolto i dubbi sulla possibilità di utilizzare l’impianto in occasione del campionato di serie B. Sia l’amministratore, in rappresentanza del Comune proprietario della struttura, che il massimo dirigente del Teramo basket hanno confermato l’intenzione di far giocare lì le partite casalinghe della prima squadra, ma permangono difficoltà di carattere economico.
Le spese previste dall’amministrazione, che deve occuparsi in proprio del palazzetto da quando è stata interrotta la gestione da parte di “Linea Informatica” senza che le gare per il riaffidamento dell’impianto abbiamo prodotto una soluzione alternativa, sono troppo alte per la società biancorossa. «Abbiamo bisogno di utilizzare la struttura oltre che per le partite almeno per due allenamenti settimanali», spiega il presidente, «altrimenti i giocatori non possono prendere confidenza con il campo e sarebbe come se giocassero sempre in trasferta». A conti fatti, tra quota da versare all’ente e altre spese come quella relativa alla necessaria presenza di una squadra dei vigili del fuoco, l’occupazione dell’impianto verrebbe a costare circa mille euro al mese. Troppo per il Teramo basket che finora ne ha spesi 700 per il palazzetto di San Nicolò dove ha giocato le amichevoli e che, in via precauzionale, ha indicato come campo per le gare di campionato. La società sarebbe in grado dunque di sborsare la stessa cifra per il PalaScapriano, ma non di più. «Abbiamo avanzato una miriade di proposte per sbloccare la situazione», fa sapere Ruscitti, «ma nonostante la massima buona volontà da parte degli amministratori non è stato ancora trovato uno sbocco positivo». Il presidente chiama in causa soprattutto gli uffici. «Dopo una gestione passata molto discutibile», afferma, «dovrebbero passarsi una mano sulla coscienza e capire che la nostra società pratica un’attività sportiva e sociale che non ha fini lucro». Tra ostacoli burocratici e costi eccessivi il basket rischia di rimanere confinato in periferia. Filipponi sta studiando la possibilità di assolvere alle prescrizioni di sicurezza che rendono necessaria la presenza dei vigili del fuoco, riducendo le spese, e di coinvolgere altre società nell’uso dell’impianto per gli allenamenti.
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