PalaScapriano, nel mirino finisce il gestore

25 Gennaio 2018

Pizzi precisa: i costi annui sono di 170mila euro mentre il canone versato all’ente è di «soli» 600 euro

TERAMO. Ma insomma, quanto costa al Comune il PalaScapriano? Il commissario prefettizio Luigi Pizzi la settimana scorsa ha parlato di 350mila euro annui, ieri in una nota ha più che dimezzato la cifra riferendo un dato ufficiale del 2016 che parla di 170mila euro. A questo punto resta il dubbio: sono ancora considerati troppi, quei soldi? Oppure il problema è un altro, e cioé la modalità di gestione dell’impianto? A leggere tra le righe la nota del Comune, sembra proprio questo il punto. Perché non è casuale che il commissario faccia scrivere all’addetto stampa dell’ente che la società che gestisce il palazzetto versi un canone annuo di «soli» 600 euro.
Nella nota Pizzi innanzitutto nega di aver «compiuto alcun passo indietro, tantomeno dopo le manifestazioni di protesta delle società» che utilizzano l’impianto, «non avendo dichiarato in nessuna occasione che avrebbe chiuso il palazzetto dello sport di Scapriano». Ma il succo della questione arriva dopo, nella precisazione sugli oneri di gestione della struttura: «In riferimento alle spese che il Comune sostiene annualmente per il pagamento delle utenze di servizio al Palazzetto, si precisa che il dato definitivo disponibile, inerente il 2016, registra un totale di circa 170.000 euro di uscite dalle casse comunali destinati al pagamento delle utenze, così ripartiti: gas – gestione del calore: 135.000 euro circa;acqua: 12.000 euro circa;luce: 24.000 euro circa».
La nota conclude: «Le organizzazioni sportive che usufruiscono dell’impianto versano alla società che lo gestisce, Linea Informatica, la quota per l’utilizzo; Linea Informatica, da parte sua, conferisce un canone annuo al Comune di soli 600 euro». Sembra di capire che è su questo canone che il commissario intende agire per rimpolpare le casse dell’ente.(d.v.)