Palazzine Ater da ricostruire: c’è il piano dell’Ufficio speciale

4 Ottobre 2024

Dalla prossima settimana gli incontri con i progettisti per verificare lo stato delle pratiche sui 14 edifici Per uno degli immobili a Colleatterrato c’è l’ipotesi di demolizione, incognita sull’aumento dei costi  

TERAMO . Una palazzina da abbattere e ricostruire e altre 13 dal destino ancora incerto. È l’eredità che raccoglie l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) sul ripristino dei 14 immobili dell’Ater resi inagibili e sgomberati dal terremoto del Centro Italia. Sono passati più otto anni dalle prime violente scosse e quegli immobili di edilizia popolare devono ancora trovare soluzioni tecniche idonee alla loro riparazione e al rientro negli appartamenti di centinaia di famiglie sfollate. L’Ater, alle prese con croniche carenze di personale e oltre 60 interventi da gestire sul territorio provinciale, sarà dunque affiancata dall’Ufficio speciale diretto da Vincenzo Rivera nel disbrigo delle pratiche per l’apertura dei cantieri nelle 14 palazzine. Di queste dieci si trovano a Teramo: sette a Colleatterrato – tra in via De Cupis, via Giovanni XXIII e via Spataro – e gli altri tre in via Dragonetti, nei pressi dell’ospedale, a Frondarola e Villa Gesso. Gli ulteriori quattro palazzi da riparare sono collocati a Martinsicuro, Mosciano, Isola e Pagliaroli di Cortino. Lo stanziamento finora previsto per gli interventi e riferito alle stime immediatamente successive allo sciame sismico ammonta a poco più di 14,3 milioni di euro, ma l’importo dei lavori è destinato a crescere.
Solo per il complesso ai civici dal 79 all’81 di via Giovanni XXIII, le palazzine variopinte a schiera tra Colleatterrato basso e Colleatterrato alto, servirebbe più del doppio della somma già stabilita. Secondo i tecnici che hanno condotto i rilievi nell’immobile, il suo grado di resistenza sismica è talmente basso da rendere più efficace la demolizione e ricostruzione piuttosto che la sola riparazione dei danni. Di conseguenza la stima iniziale di 2,4 milioni necessari per i lavori è lievitata a 5,6 milioni. La palazzina in questione è l’unica delle 14 su cui è noto uno studio da sottoporre all’assemblea dei condomini, in quanto alcuni appartamenti sono di proprietà privata, per la scelta dell’intervento da appaltare. Per le altre ci sono ancora aspetti tecnici da chiarire. «Gli edifici affidati alla nostra struttura sono quelli che si trovano più indietro nei procedimenti della ricostruzione», spiega Piergiorgio Tittarelli, dirigente dell’Usr, «non è stato semplice trovare atti che certifichino lo stato delle pratiche». Dalla prossima settimana, dunque, l’Ufficio speciale avvierà incontri con i progettisti incaricati dall’Ater per capire a che punto sono con l’elaborazione dei documenti propedeutici all’avvio dei lavori. «Acquisiremo il materiale già pronto e valuteremo come andare avanti», precisa Tittarelli, «per avere anche un quadro più chiaro dei costi rispetto agli interventi effettivamente necessari». Si tratterà, insomma, di una ripartenza da zero. Se mancano, servirà circa un mese per le analisi strutturali destinare ad accertare lo stato degli immobili in questione. Poi ce ne vorranno altri tre per i progetti da affidare in appalto. L’obiettivo è completare la fase di progettazione entro fine anno per procedere all’apertura dei cantieri già prima della prossima estate. Si tratta, insomma, di imprimere un’accelerazione brusca agli interventi per i 14 immobili rimasti al palo nella ricostruzione pubblica. Un caso da analizzare nei dettagli è quello della palazzina popolare sgomberata a Frondarola. Le famiglie assegnatarie, a quanto pare, avrebbero già manifestato al tecnico che si sta occupato del ripristino di quell’edificio la loro intenzione a non farvi rientro una volta conclusi i lavori. Da valutare c’è dunque l’ipotesi di ricostruire l’edificio in una zona più vicina alla città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA