Palazzo ex Banca d’Italia: anche il Comune vuole acquistarlo a 1,3 milioni

La giunta vara l’atto d’indirizzo, i soldi arriverebbero da un mutuo D’Alberto: «È parte di un piano più ampio sugli immobili dell’ente»
TERAMO. Giovedì pomeriggio, poche ore dopo il consiglio provinciale che ha votato l’atto d’indirizzo per l’acquisto dell’ex sede cittadina di Banca d’Italia, la giunta comunale si è riunita per deliberare la stessa cosa. La delibera non è stata resa nota ai media, ma è comparsa il giorno dopo sull’albo pretorio. Comune e Provincia, insomma, sono concorrenti nel campo immobiliare: è oggettivo, messo nero su bianco, che entrambi gli enti vogliono il prestigioso immobile di via Carducci, messo in vendita da Bankitalia al prezzo “stracciato” di un milione e 350mila euro. Il Comune, come si legge nella delibera di giunta, proverà a far valere un diritto di prelazione (la cui sussistenza è tuttavia da verificare) in quanto attuale locatario dell’immobile – che ospita sindaco, giunta e altri uffici municipali dal sisma del 2016-2017 – e, quanto alla copertura economica, l’esecutivo dà indirizzo alla Ragioneria di stipulare un mutuo con Cassa depositi e prestiti per la somma necessaria, autorizzando la conseguente variazione del bilancio di previsione 2024/26. L’atto andrà sottoposto all’approvazione del consiglio comunale.
D’ALBERTO: NO SCONTRI
Il sindaco Gianguido D’Alberto contattato dal Centro sostiene innanzitutto che non c’è alcuno scontro con la Provincia, e che comunque il percorso per acquisire l’ex Bankitalia era già stato avviato, per cui il fatto che la giunta che ha affrontato la questione sia stata convocata lo stesso giorno del consiglio provinciale sarebbe solo un caso. «Nessuna conflittualità», dice, «il nostro percorso sta andando avanti a prescindere dagli intenti della Provincia, visto che già nel maggio scorso il Comune aveva manifestato per iscritto l’interesse all’acquisto al prezzo chiesto da Bankitalia. E poi, anzi, è un bene che ci sia interesse per quell’immobile da parte degli enti territoriali, perché c’è la consapevolezza comune di mantenerlo al patrimonio pubblico».
IL PIANO COMPLESSIVO
D’Alberto poi sottolinea che l’eventuale acquisto dell’ex Bankitalia farebbe parte di «un piano complessivo di riassestamento del patrimonio immobiliare del Comune, che vedrà sia acquisizioni che alienazioni: metteremo in vendita i locali di via D’Annunzio che ospitano i servizi sociali. È rimasto in sospeso con Mediocredito centrale il discorso sulla locazione dell’ex tesoreria Tercas, dove sono necessari dei lavori, ed è uscito un avviso per individuare locali in città destinati al Centro per l’impiego: in base alle risposte ragioneremo, con Regione e Provincia, sull’acquisizione anche di questi spazi. Una cosa è certa, intendiamo allargarci». Sorge un dubbio: per caso dietro questa ricerca di nuove sedi c’è una sfiducia sui lavori post-sisma nel municipio di piazza Orsini (lavori ancora da appaltare) e in palazzo Pompetti (già avviati)? D’Alberto nega decisamente: «No, nel discorso che facevo non c’entra piazza Orsini, e quanto a palazzo Pompetti credo che lo riavremo presto». Il sindaco conclude: «La questione Bankitalia con la Provincia va trasformata in opportunità, dobbiamo parlare delle criticità comuni che abbiamo sugli immobili in città a seguito del sisma e ragionare su come affrontarle e risolverle».
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