Palazzo Gavioli dissequestrato

Il Riesame accoglie il ricorso della proprietà dopo che anche l’Appello aveva confermato la confisca
GIULIANOVA. Una vicenda complessa, con due gradi di giudizio già superati e una sentenza di appello che ha confermato le condanne di primo grado e la confisca dell’edificio. Ma il caso del palazzo Gavioli a Giulianova appare ancora lontano dalla conclusione, almeno dal punto di vista giudiziario.
Ieri il tribunale del Riesame dell’Aquila ha dissequestrato la palazzina e ordinato la restituzione accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Antonio Valentini e Sabrina Altamura per conto di Nino Gavioli quale rappresentante della società Gavoli e Restauri srl. Il ricorso è stato presentato contro il provvedimento con cui nel giugno di quest’anno la Corte d’appello aveva rigettato l’istanza di revoca del sequestro preventivo dell’immobile confermando la confisca di primo grado. E non solo. L’appello, infatti, ha confermato la condanna a un anno per il costruttore Gavioli e a un anno e sei mesi per l’ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova Roberto Olivieri, accusati di falso e abuso d’ufficio (per entrambi la pena resta sospesa). Il presunto abuso edilizio si era prescritto già in primo grado, mentre erano rimasti in piedi i reati di abuso d’ufficio e falso rispetto ai quali a Gavioli e Olivieri veniva contestato il rilascio di un permesso a costruire in variante alla società Gavioli, che (secondo l’accusa) le avrebbe dato la possibilità di realizzare opere in palese contrasto con il Prg. La palazzina, situata di fianco al Kursaal, venne sequestrata, in parte, nel gennaio del 2010 in seguito a un esposto dei residenti del condominio confinante. Da qui l’avvio di un’indagine che aveva portato all’apertura di un fascicolo per abuso edilizio. Secondo l’accusa l’edificio era stato realizzato in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza di permesso di costruire, con i lavori iniziati dopo la scadenza annuale del termine per l’avvio degli interventi. Inoltre gli inquirenti contestavano la nullità del titolo edilizio perché rilasciato sulla base di un progetto non conforme alle prescrizioni di legge e alle norme del Prg, che regolano le distanze tra edifici e dal fronte strada.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

