Palazzo Gavioli, due condanne ma l’abuso edilizio è prescritto

Giulianova, un anno al costruttore Dino Gavioli e un anno e mezzo all’ex dirigente comunale Olivieri Sono stati riconosciuti colpevoli di abuso d’ufficio e falso, assolti gli altri imputati. Immobile confiscato
TERAMO. Due condanne per abuso d’uffici e falso, mentre, ad otto anni dal sequestro dell'immobile, la prescrizione scrive la parola fine sul presunto abuso edilizio di palazzo Gavioli a Giulianova. Ieri pomeriggio, al termine del processo di primo grado, i giudici del tribunale di Teramo (presidente Sergio Umbriano, a latere Lorenzo Prudenzano e Carla Fazzini) hanno condannato il costruttore Dino Gavioli a un anno di reclusione e l’ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova Roberto Olivieri a un anno e sei mesi (per entrambi la pena è stata sospesa). I due sono stati condannati per il rilascio di un permesso di costruire in variante alla società Gavioli, che le avrebbe dato la possibilità di realizzare opere in palese contrasto con il Prg. Capo di imputazione di cui era accusato in concorso anche il funzionario comunale Flaviano Core, che è stato invece assolto con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Nel dispositivo della sentenza i giudici hanno anche disposto la confisca del palazzo e condannato Oliveri e Gavioli al risarcimento del danno in favore delle parti civili da liquidarsi in sede civile. Tra le parti civili anche la Giulianova Patrimonio, rappresentata dall'avvocato Libera D'Amelio. «Rispettiamo la sentenza», hanno commentato i legali di Gavioli, gli avvocati Massimo Manieri e Tonino Cellini, «aspettiamo di leggere le motivazioni ma annunciamo fin da ore che ricorreremo in appello».
Nella sentenza i giudici hanno invece dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per il reato di abuso edilizio contestato ai costruttori Dino e Nino Gavioli, quali amministratori in periodi successivi della Gavioli Arte e Restauri srl, al costruttore di Giulianova Valter Di Domenico, legale rappresentante della ditta che ha eseguito le opere in cemento armato, all’ex dirigente comunale Olivieri, che era anche il responsabile del procedimento amministrativo, e a Severino Di Donato, all’epoca dei fatti istruttore tecnico nell’ambito del procedimento amministrativo, mentre ha assolto per lo stesso reato, con la formula «per non aver commesso il fatto», Luciano Lenzi e Maurizio Nori. Per questi ultimi a chiedere l'assoluzione nel merito era stato lo stesso pm Silvia Scamurra, in quanto nessuno dei due avrebbe mai rivestito il ruolo di direttore dei lavori, così come gli veniva invece contestato nel capo di imputazione. Sempre per intervenuta prescrizione il tribunale ha disposto il non doversi procedere a carico di o Olivieri, Di Donato e Dino Gavioli per un capo di imputazione di falso e abuso d'ufficio.
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