Palazzo Gavioli, il caso torna davanti ai giudici di Cassazione

GIULIANOVA. Il caso del palazzo Gavioli di Giulianova torna in Cassazione. A portare nuovamente la vicenda davanti ai giudici della Suprema Corte è l’avvocato Gennaro Lettieri che rappresenta il...
GIULIANOVA. Il caso del palazzo Gavioli di Giulianova torna in Cassazione. A portare nuovamente la vicenda davanti ai giudici della Suprema Corte è l’avvocato Gennaro Lettieri che rappresenta il condominio Tritone nella sua veste di parte civile. Il ricorso è contro la sentenza emessa a giugno dalla Corte d’appello di Perugia con questi magistrati, chiamati a pronunciarsi dopo un rinvio della Cassazione, che hanno revocato la confisca dell’edificio, lo hanno dissequestrato e hanno rigettato la richiesta di risarcimento delle parti civili. Nell’aprile dell’anno scorso la Cassazione aveva annullato la sentenza di condanna di secondo grado per intervenuta prescrizione dei reati di Dino Gavioli, quale rappresentante della società Gavioli e Restauri srl e dell’ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova Roberto Olivieri (rispettivamente assistiti dagli avvocati Franco Coppi e da Gabriele Rapali). Questo dopo che in primo e secondo grado Gavioli e Olivieri erano stati condannati rispettivamente a un anno e a un anno e sei mesi per falso e abuso d’ufficio. I giudici Ermellini avevano rinviato alla Corte d’appello di Perugia limitatamente alla confisca, stabilita nei primi due gradi, e alle statuizioni civili (parti civili il Comune rappresentato dall’avvocato Gianni Falconi, Giulianova Patrimonio rappresentata dall’avvocato Libera D’Amelio e il condominio di palazzo Tritone, quello confinante con il palazzo Gavioli, rappresentato dagli avvocati Lettieri e PaolGiulio Mastrangelo). Nel ricorso in Cassazione contro la sentenza di Perugia l’avvocato Lettieri sottolinea come «la Corte d’appello di Perugia non ha esteso il percorso motivazionale a tutti gli elementi, peraltro coperti dal giudicato, emersi nell’ambito del processo, risultandone così parziale e viziato il ragionamento che sostiene l’affermata insussitenza dell’elemento soggettivo del reato». La palazzina, situata di fianco al Kursaal, venne sequestrata nel gennaio del 2010 in seguito a un esposto dei residenti del condominio confinante, il palazzo Tritone e all’avvio dell’inchiesta della Procura teramana. La controversia, partita come mancato rispetto delle norme tecniche del piano regolatore nella edificazione dello scheletro in cemento armato sul lungomare monumentale, lato ovest, ora è giunta all’ultimo stadio con il nuovo ricorso in Cassazione.(d.p.).
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