Palazzo Pompetti, accuse ai negozianti

Chiusa l’inchiesta con nove indagati per non aver rispettato le ordinanze di sgombero dopo la dichiarazione di inagibilità
TERAMO. La Procura conferma le accuse e chiude la prima inchiesta sul mancato sgombero post terremoto di palazzo Pompetti. Il fascicolo è quello che vede nove indagati, tra commercianti e altri privati, per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Ovvero, sostiene la Procura, non avrebbero rispettato l’ordinanza di sgombero firmata nel 2018 dal sindaco Gianguido D’Alberto continuando a rimanere in locali dichiarati inagibili con esito E, un profilo di sostanziale gravità così definito dai tecnici della Protezione civile dopo i sopralluoghi fatti in seguito al sisma. Per loro nei giorni scorsi il pm Davide Rosati ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini.
Resta aperto l’altro fascicolo, quello (per ora senza indagati) in cui la Procura ipotizza l’omissione d’atti d’ufficio. In questo caso all’esame del pm ci sono i contenuti delle due consulenze tecniche affidate agli ingegneri Enrico De Acetis e Marco Pasqualini con il compito di visionare l’abbondante documentazione sequestrata in più occasioni nei vari uffici del Comune e che riguarda il materiale dal sisma del 2009 alle ultime ordinanze di revoca dei provvedimenti di sgombero. Perché nella complessa vicenda di palazzo Pompetti, almeno dal punto di vista procedurale, si sono susseguiti vari provvedimenti. Nel settembre del 2018, infatti, per l’edificio c’era stato un’ordinanza di inagibilità, firmata dal primo cittadino dopo l’esito dei sopralluoghi dei tecnici della Protezione civile, che aveva riguardato sia gli uffici comunali ospitati nell’edificio (subito sgomberati), sia appartamenti e negozi. Ovvero i privati. Negozi e appartamenti non erano stati sgomberati con i privati che avevano sfruttato la cosiddetta "clausola di salvaguardia" approvata un anno e mezzo prima dalla precedente amministrazione: ovvero la possibilità di restare aperti avviando dei lavori di messa in sicurezza con tanto di presentazione di perizie asseverate. Norma che, nei fatti, ha poi consentito, – una volta ultimati i lavori di messa in sicurezza – la revoca delle varie ordinanze di sgombero. Una complessa vicenda, dunque, finita al centro dell’inchiesta della Procura che ora prende due strade separate. La prima, quella che riguarda commercianti e proprietari di appartamenti, è chiusa con gli indagati che, dopo la notifica dei provvedimenti, avranno venti giorni per presentare memorie difensive o farsi sentire tenendo presente che si tratta di un reato, quello dell’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, per cui è prevista anche l’oblazione. La seconda resta da definire.(d.p.)
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