Palazzo Pompetti, i negozi e i bar si possono salvare

22 Settembre 2018

Nuovi controlli per ripristinare l’agibilità dei locali commerciali al piano terra dell’immobile Il Comune contesta la verifica della Protezione civile, ma gli uffici vanno trasferiti lo stesso

TERAMO. Gli uffici comunali dovranno trasferirsi, anche se l’amministrazione spera per poco, ma per i negozi c’è una possibilità di evitare la chiusura. A poche ore dalla dichiarazione di inagibilità dell’edificio che affaccia su piazza Martiri e nel quale sono ospitati i settori tecnico e finanziario, oltre storiche attività commerciali a pianterreno, è stata messa a punto la strategia per scongiurarne lo sgombero totale e prolungato. L’esito delle nuove verifiche, contenuto nelle scheda Aedes recapitata all’amministrazione in cui l’immobile viene classificato come E, dunque gravemente lesionato dalle scosse sismiche susseguitesi tra fine 2016 e inizio 2017, nella serata di giovedì ha costretto il sindaco Gianguido D’Alberto a firmare l’ordinanza di evacuazione per due assessori, più di 50 dipendenti, famiglie residenti, nonché per proprietari e dipendenti dei negozi.
Quel responso però non ha convinto, sopratutto perché contraddice una precedente valutazione che ha ritenuto l’immobile agibile pur se con interventi di consolidamento realizzati dall’amministrazione negli uffici. Per questo il sindaco, che ieri mattina ha mobilitato tecnici e legali per studiare il caso, contesterà il risultato dei controlli da cui è scaturita l’inagibilità. In municipio sono stati convocati ieri mattina anche i commercianti e l’amministratore di condominio interessati dal provvedimento di sgombero. A loro è stata prospettata la soluzione, introdotta da una delibera di giunta del giugno dell’anno scorso, che consentirebbe di restare nei locali al piano terra. Si tratta in pratica di munirsi una perizia giurata che attesti uno stato dell’immobile diverso da quello descritto nella scheda Aedes o stabilisca interventi immediati di consolidamento strutturale che garantiscano l’agibilità dei locali commerciali.
Per questo sono stati nominati tre tecnici che già dal pomeriggio di ieri hanno avviato i rilievi necessari alla compilazione del documento. I controlli dovrebbero richiedere al massimo quattro giorni e se, come sono convinti amministrazione e negozianti, il risultato sarà meno grave di quello riscontrato durante la seconda verifica da parte della Protezione civile, le attività saranno salve. Più complessa è la situazione degli uffici. Il ruolo nevralgico soprattutto del settore tecnico, che sta gestendo le procedure per la ricostruzione relativa agli immobili pubblici e altri interventi urbanistici finanziati con risorse economiche regionali ed europee a scadenza, impone di non fermarne o rallentarne troppo il funzionamento. Fino a lunedì i dipendenti sono stati messi in ferie, ma l’amministrazione non può aspettare l’esito di ulteriori controlli sugli spazi occupati all’interno di palazzo Pompetti né gli effetti della contestazione della scheda Aedes che ha sancito l’inagibilità dell’edificio. A partire dalla prossima settimana, dunque, il personale sarà trasferito al Parco della scienza, dove fu allestito il centro operativo comunale durante l’emergenza per il sisma e la neve a gennaio dell’anno scorso. La struttura è attrezzata per permettere agli uffici di proseguire l’attività amministrativa senza contraccolpi eccessivi, ma l’obiettivo è farli rientrare in centro storico il prima possibile. Dai nuovi controlli tecnici dipenderanno i tempi di ritorno dei locali di palazzo Pompetti. «Se le condizioni di inutilizzo di quegli spazi si dovesse protrarre», spiega l’assessore al “governo del territorio” Stefania Di Padova, «è disponibile l’edificio della Provincia in piazza Garibaldi». Lì ieri è stato fatto un primo sopralluogo dai tecnici comunali per definire gli adeguamenti necessari. «Stiamo mettendo in campo tutti gli sforzi per superare questa situazione difficile», conclude D’Alberto, «non possiamo permettere che un edificio cuore della vita cittadina diventi una scatola vuota».
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