Palloncini bianchi per l’addio a Lorenzo

Tortoreto, una grande folla soprattutto di ragazzi al funerale del 14enne. Il parroco: «Lasciate in pace i genitori»
TORTORETO. A dare l’ultimo saluto alla bara bianca di Lorenzo Panichi, ieri pomeriggio, in prima fila c’erano i giovani di Tortoreto, gli amici e anche quelli che ogni giorno lo vedevano tra i corridoi della scuola media. Sono state le loro lacrime, i cartelloni di addio che hanno voluto appendere sulle pareti della chiesa, i palloncini bianchi che hanno fatto volare in cielo, a ricordare a tutti l’assurdità della scomparsa di un ragazzo di soli 14 anni, l’età in cui la morte la senti come una cosa distante anni luce da te e dai tuoi amici.
«Non bastano le sole forze umane per sopportare un dolore come questo», ha detto dal leggìo don Aldino, parroco storico della comunità di Tortoreto Lido, che ha voluto prendere parte alla funzione insieme all’attuale parroco, padre Gregorio, che ha chiesto ai tanti fedeli presenti di lasciare in pace Morgan e Lucia, i genitori di Lorenzo straziati dal dolore, perché «oggi anche un abbraccio di condoglianze pesa come un macigno». In chiesa e fuori sul sagrato, del resto, a sostenere i familiari in questo momento così difficile c’era una comunità intera, quella di Tortoreto Lido, che sabato avrebbe dovuto festeggiare anche la cresima di Lorenzo. Il parroco ha ricordato che martedì il ragazzo se ne è andato proprio lo stesso giorno in cui i compagni cresimandi erano in ritiro per meditare sul passo spirituale che stavano per compiere. Mentre lui, nelle stesse ore, viveva un tragico calvario tra l’ospedale di Sant’Omero e quello di Giulianova.
Calvario cominciato fin dalla mattina con quell’insopportabile dolore alla spalla che ha spinto la madre ad accompagnarlo al pronto soccorso dell’ospedale vibratiano, dove è stato visitato e dimesso poco dopo. Una volta tornato a casa, l’aggravarsi del malore e la corsa con l’ambulanza verso l’ospedale giuliese, dove è arrivato ormai senza vita. Rottura dell’aorta, la causa della sua morte secondo l’autopsia. Ieri, durante il funerale, dall’altare nemmeno un accenno alle sue ultime tragiche ore di vita. Ma nel brusìo delle centinaia di persone accorse in chiesa, che non parlavano di altro, una domanda senza risposta ritornava sempre: «Come è possibile morire così?».
Luca Tomassoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA

