Panzone, una vita da pompiere nell’inferno dei terremoti

5 Maggio 2019

Il dirigente abruzzese dopo la promozione lascia il comando provinciale dei vigili del fuoco Il suo monito: «Per le scuole c’è ancora molto da fare sul fronte della sicurezza sismica»

TERAMO. I numeri non bastano mai. Ci vuole sempre una faccia, una storia per capire perché ci sono gesti che per sempre racconteranno chi siamo. Soprattutto nell’inferno di un disastro. Che sia un terremoto, un’alluvione, un incendio, una valanga. Romeo Panzone, da trent’anni indossa la divisa dei vigili del fuoco. Ingegnere, 59 anni, abruzzese di Loreto Aprutino, sposato e padre di quattro figli, ha girato l’Italia delle emergenze. Quelle con la polvere che riempie i polmoni, i morti che ti restano dentro, i sopravvissuti da accompagnare tra le macerie di un passato. «Ogni volta è dura, anche se quando capitano queste calamità con la morte bisogna fare i conti di ora in ora» dice alla vigilia della sua partenza per Potenza. Una carriera da dirigente, tra cui due incarichi di comando nel suo Abruzzo, dopo cinque anni passati alla guida del comando provinciale di Teramo di recente è stato promosso dirigente superiore e tra qualche tempo lascerà il mandato teramano. In questa Italia che non smette di tremare, Panzone di terremoti ne ha visti davvero tanti: da quello di Umbria e Marche del 1997 a quello di San Giuliano Di Puglia del 2002 (quello dei bambini morti nella scuola crollata) da quello dell’Aquila a quello di Amatrice senza farsi mancare alluvioni, emergenze neve, esplosione di gasdotti. Per intervenire, coordinare, macinare emergenze con l’obiettivo di salvare vite.
Tante emergenze vissute in prima linea con le vite degli altri che diventano la tua. Quali sono ricordi che l’accompagnano?
«Ogni emergenza è diversa, ogni esperienza è diversa, anche se ogni volta ti porti dentro il passato. Tutto ti segna, in un modo o in un altro. Grandi e piccole cose, anche se in una emergenza non ci sono mai piccole cose perché tutto riguarda vite umane. Io ricorderò per sempre un intervento nel terremoto di San Giuliano di Puglia, quello dei bambini morti nella scuola crollata. Organizzammo, così come spesso avviene in un periodo successivo a quello dei soccorsi alle persone, il recupero di beni personali di una giovanissima coppia di sposi. Erano veramente molto giovani, sposati da poco, molto provati perché la loro casa era distrutta ma ci tenevano a recuperare soprattutto alcuni piccoli oggetti in oro che si erano scambiati in occasione del matrimonio. Piccole cose, ma per loro di un grande valore emotivo. Con una squadra organizzammo un recupero davvero molto difficoltoso e pericoloso. Non scorderò mai le loro facce, le loro lacrime quando uscimmo con quel piccolo cofanetto. Spesso gli sfollati non hanno più nulla, eppure ci chiedono di andare a prendere una fotografia, un libro, un gioco dei bambini: vogliono mantenere il ricordo di quella che era la loro vita. E io non conosco un solo vigile del fuoco che si sia tirato indietro rispetto a una richiesta di questo genere».
E ancora?
«Un’altra esperienza che porterò per sempre con me riguarda un intervento fatto durante i giorni della maxi nevicata del gennaio 2017. Giorni veramente difficili tra maltempo e scosse di terremoto con tantissima gente rimasta isolata. Durante una delle puntate della trasmissione “Porta a Porta” rimbalzò, proveniente dai social, la richiesta di appello di un giovane di una frazione di Isola del Gran Sasso chiuso in casa con i familiari con la strada di accesso bloccata dalla neve. Riuscimmo ad arrivare veramente con grande difficoltà portando viveri e combustibile per dei gruppi elettrogeni. Non scorderò mai il suo volto e quello dei suoi familiari che non smettevano mai di ringraziarci non solo per quello che avevamo portato ma soprattutto perché avevamo fatto di tutto per andare da loro. Ecco questo è il messaggio che mi fa piacere passi: noi vigili del fuoco ci siamo sempre, ovunque».
Ha parlato di San Giuliano di Puglia, il terremoto della scuola crollata. Quest’anno a Teramo, proprio in occasione dell’ottantesimo anniversario della costituzione del corpo nazionale dei vigili del fuoco, il comando provinciale ha organizzato un seminario per parlare di sicurezza nelle scuole. Dopo 17 anni da quella drammatica data del terremoto di San Giuliano che cosa è cambiato nel rapporto tra scuole e sisma?
«Devo dire che sotto l’aspetto strutturale e del miglioramento o adeguamento sismico nelle scuole c’è ancora molto da fare. Per questo è necessario che ci sia un intervento degli enti locali che gestiscono il patrimonio edilizio scolastico. Noi, anche in questo seminario, abbiamo chiesto agli enti locali di partecipare proprio perché la prevenzione è una priorità. E’ un messaggio che ci auguriamo possa passare sempre più forte. Sul fronte della prevenzione incendi nelle scuole è stato fatto molto anche grazie ad un diverso approccio sancito con il nuovo codice di prevenzione incendi».
Il corpo dei vigili del fuoco italiano nel mondo è riconosciuto come un esempio di gestione delle emergenze. Come è cambiato nel tempo?
«Sicuramente molto dalla legge Zamberletti vincendo anche le sfide imposte dalla tecnologia. Essendo un corpo di tecnici è andato sempre di pari passi con le nuove sfide tecnologiche e non solo delle calamità. Basta vedere la grande rilevanza che il nuovo codice di procedura civile ha dato alle funzioni del corpo. Sotto l’aspetto della prevenzione incendi il corpo è davvero all’avanguardia con una presenza in tutti i piani di emergenza e qui in Abruzzo penso a quelli per il traforo del Gran Sasso e di recente anche nella prevenzione di incendi boschivi. Grande, poi, è l’apertura al mondo del volontariato di protezione civile».
Dopo cinque anni sta per lasciare la guida del comando provinciale teramano. Cosa lascia in questa esperienza?
«A Teramo lascio il cuore. Ho incontrato una città davvero operosa che non si abbatte mai. Il terremoto fortunatamente non ha fatto vittime, ma ha sicuramente segnato questo territorio ma io non ho mai visto nessuno arrendersi».
Da piccolo lei voleva fare il pompiere?
«Volevo fare l’ingegnere ed è quello che ho fatto. Con la divisa dei vigili del fuoco ho riempito questa professione di contenuti ed azioni che vanno al di là dei grafici. I grafici li ho riempiti con l’aspetto umano delle cose. Di tutte le cose».
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