«Parcheggio di piazza Dante Comune ostaggio dei privati»

29 Settembre 2015

TERAMO. Il mancato rispetto della convenzione stipulata tra la società che gestisce il parcheggio di piazza Dante (nella foto) e il Comune di Teramo costituisce per Gianguido D’Alberto, capogruppo...

TERAMO. Il mancato rispetto della convenzione stipulata tra la società che gestisce il parcheggio di piazza Dante (nella foto) e il Comune di Teramo costituisce per Gianguido D’Alberto, capogruppo del Pd, l’evidenza di un’amministrazione in ostaggio dei privati e incapace di tutelare il pubblico interesse.

Il consigliere d’opposizione, sottolineando che le opere di sistemazione e arredo della piazza non sono mai state completate per la mancata copertura economica del progetto, ha ripercorso i problemi che hanno stravolto il progetto, a cominciare dal numero degli stalli realizzati inferiore rispetto a quelli previsti. Ma nel mirino di D’Alberto finiscono adesso i ritardi del Comune sulla rimodulazione del piano economico stabilito. «Di fatto le innumerevoli scadenze, fissate e mai rispettate, hanno avuto per effetto uno smantellamento dei punti cardine della convenzione posti a garanzia dell’interesse pubblico. In particolare, il termine di scadenza della gestione del parcheggio a pagamento, che la convenzione fissava al 31 marzo 2011, è stato più volte differito con una serie di proroghe temporanee che hanno spostato nel tempo la riconsegna della piazza alla città».

D’Alberto contesta così la legittimità di una delibera di giunta che oltre a sanare una fase pregressa con una sorta di tacito consenso ha prolungato all’infinito la gestione dei parcheggi da parte della società, senza una preventiva quantificazione del valore economico della gestione supplementare in barba all’interesse pubblico. «L’amministrazione ha perso il controllo di questa vicenda» conclude D’Alberto «dimostrandosi in balìa di un privato che ha chiesto anche una ulteriore proroga della gestione del parcheggio a raso “almeno” per altri 10 anni, fino al 2025, a fronte di un ipotizzato riequilibrio economico quantificato in circa 930mila euro. È vergognoso sottrarre per tanto tempo la gestione di una zona nevralgica che dovrebbe tornare a disposizione della collettività». (m.d.t.)

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