Parco del Cerrano Il Tar boccia ancora l’attacco di D’Orazio

Respinta la nuova richiesta di sospendere le nomine del Cda Ma l’ex presidente esulta: «Anche per i giudici sono nulle»
PINETO. Il Tar Abruzzo ha rigettato per la seconda volta la richiesta di sospensiva, presentata da Benigno D’Orazio, della nomina del nuovo consiglio di amministrazione del Parco marino del Cerrano, ma per l’ex presidente dell’Amp il pronunciamento del Tar, per quanto a lui sfavorevole, gli darebbe comunque ragione, almeno in linea di principio. Un’interpretazione che sembra paradossale, ma che invece per D’Orazio trova il suo fondamento proprio nell’ordinanza del tribunale amministrativo.
L’ex presidente aveva già presentato una prima domanda di sospensiva cautelare che era stata rigettata il 21 ottobre scorso; successivamente ha avanzato una seconda richiesta sulla base di altri fatti che a suo giudizio rendono inefficace la nomina del consiglio di amministrazione: i componenti del cda non avrebbero pubblicato la dichiarazione, obbligatoria ai sensi della legge Severino, di possedere tutti i requisiti di legge per ricoprire l’incarico, requisiti che, sempre secondo D’Orazio, almeno un paio di loro non avrebbero. Solo ieri, sostiene ancora D’Orazio, in seguito al pronunciamento del Tar «le pubblicazioni di legge sono state effettuate anche se in modo parziale ed incompleto».
Ma anche questa seconda richiesta di sospendere le nomine è stata respinta dal Tar, che nell’ordinanza pubblicata ieri afferma: «Considerato che, ad un primo sommario esame, proprio l’eventuale mancanza di integrazione dell’efficacia della delibera impugnata non consente di configurare il pregiudizio grave ed irreparabile in danno del ricorrente, respinge la domanda cautelare. Spese compensate». In altri termini, secondo l’interpretazione di D’Orazio, «il Tar non può sospendere l’efficacia di un atto (la nomina del Cda) inefficace in quanto sono state omesse le necessarie pubblicazioni previste dalla legge Severino. Ulteriormente l’attività fin qui svolta dal Cda è da ritenersi nulla (prodotta cioè da un organo inefficace) con gravi ripercussioni sull’ente». «Una decisione», aggiunge l’ex presidente dell’Amp, «assolutamente conforme a quanto mi aspettavo, che rende giustizia del fatto che non da oggi sostengo l’irregolarità delle procedure seguite per le nomine».
Un’interpretazione comunque tutta da verificare, e in ogni caso questa estenuante querelle giudiziaria non finisce qui: oltre al giudizio di merito del Tar, sulla questione dovrà pronunciarsi anche il Consiglio di Stato al quale D’Orazio si è appellato dopo la bocciatura della prima richiesta di sospensiva.(e.a.)
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