Parolisi dal carcere: voglio vedere mia figlia

20 Marzo 2017

L’appello dell’ex caporalmaggiore che sconta vent’anni per l’omicidio della moglie Melania Rea

TERAMO. Sette anni dopo quel 18 aprile dell’altra vita la bambina che non ha più visto è in mille pensieri, ricordi, parole. Come quelle che l’ex caporal maggior Salvatore Parolisi affida al suo avvocato Nicodemo Gentile nell’ultimo incontro nel carcere di Pavia: «Voglio vedere mia figlia. Non la voglio togliere a nessuno, ma la voglio vedere». L’ex caporal maggiore dell’esercito sconta la condanna definitiva a vent’anni: in tre gradi di giudizio è passato dall’ergastolo del primo ai trenta dell’Appello fino ai venti della Cassazione che ha confermato la sospensione della potestà genitoriale. Per tutti i giudici è stato lui ad aver ucciso con 35 coltellate la moglie Melania Rea, mamma di una bambina che all’epoca aveva poco più di 18 mesi, ad averla lasciata agonizzante nel bosco di Ripe, ad essere tornato il giorno dopo per depistare le indagini con quei segni lasciati sul cadavere della donna. Parolisi, destinatario di decine di lettere di fan (come la cronaca racconta dai tempi di Pietro Maso in poi), protagonista di una pagina Facebook con duemila iscritti convinti della sua innocenza, ha sempre ripetuto che non ha ammazzato Melania, che l’ha tradita ma non uccisa.

Ad aprile il tribunale dei minori di Napoli tornerà ad esaminare il suo ricorso, quello presentato per vedere la figlioletta affidata ai nonni materni. «Fin quando è rimasto nel carcere di Teramo», dice l’avvocato Gentile che per il caso della figlia lo assiste insieme al collega Antonio Cozza, «poteva sentire telefonicamente una volta a settimana la bambina così come previsto dalla prima ordinanza di custodia, ma con il tempo anche questo è venuto a mancare. Parolisi sa che la figlia sta bene con la famiglia Rea e ricorda che è stato proprio lui ad affidargliela prima dell’arresto. Lui la vuole solo vedere, così come molti detenuti possono fare. Naturalmente con tutte le accortezze del caso. Non riesce a spiegarsi perchè questo diritto continui ad essergli negato. Senza considerare, tra l’altro, che il trascorrere del tempo non fa che rendere tutto più difficile. Anche a Pavia Parolisi è un detenuto modello, così come lo è stato negli altri due istituti penitenziari. Ma è soprattutto un padre che da sette anni non vede sua figlia».

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