Parolisi pronto a chiedere un permesso premio

27 Agosto 2019

TERAMO. Arriva un momento in cui è l’aritmetica degli sconti a scandire le cronache giudiziarie. È giunto anche per l’ex caporal maggiore Salvatore Parolisi, condannato a vent’anni per l’omicidio...

TERAMO. Arriva un momento in cui è l’aritmetica degli sconti a scandire le cronache giudiziarie. È giunto anche per l’ex caporal maggiore Salvatore Parolisi, condannato a vent’anni per l’omicidio della moglie Melania Rea e attualmente recluso nel carcere milanese di Bollate. Il detenuto Parolisi, in carcere dal 2011, ha maturato le condizioni per poter chiedere di usufruire di permessi premio. «Ora potrebbe chiederli», dice il suo avvocato Nicodemo Gentile che l’ha assistito sin dall’inizio, «ma fino a questo momento nessuna richiesta è stata presentata».
Nell’altra vita di Parolisi, quella dopo la condanna definitiva, c’è la laurea in giurisprudenza. Dopo l'esame di maturità per diventare operatore agroalimentare sostenuto all’epoca nel carcere teramano di Castrogno dove è rimasto per qualche anno, Parolisi ha iniziato a studiare legge prima nel carcere di Pavia e poi in quello milanese. Tre gradi di giudizio in cinque anni hanno stabilito che il 18 aprile del 2011 Melania è stata uccisa dal marito nel bosco delle Casermette. Dall’ergastolo del primo grado con il rito abbreviato Parolisi è passato ai trent’anni in appello e, successivamente al ricorso in Cassazione che ha eliminato l’aggravante della crudeltà, agli attuali vent’anni. L’ex militare destinatario di decine di lettere di fan (come la cronaca racconta dai tempi di Pietro Maso in poi) e fino a qualche anno fa protagonista di una pagina Facebook con duemila iscritti convinti della sua innocenza, ha sempre ripetuto che non ha ammazzato sua moglie, che l’ha tradita ma non uccisa nel bosco di Ripe di Civitella. Che quel giorno di aprile di otto anni fa è rimasto a far dondolare la figlia sull’altalena del pianoro di Colle San Marco, mentre Melania è sparita alla ricerca di un bagno. Fino ad oggi nessun giudice gli ha creduto.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.