Parte la campagna contro la riforma

Si organizzano i contrari alla modifica della Costituzione e alla legge elettorale
TERAMO. «No alla “de-forma”costituzionale, si restituiscano al popolo rappresentatività e sovranità....e si tengano la governabilità». Basta questa frase a sintetizzare la posizione del Coordinamento democrazia costituzionale di Teramo e provincia in vista dei referendum sulla legge elettorale e sulla modifica della Costituzione che riguarda principalmente il Senato.
Ad approfondirne e ampliarne il significato sarà il docente universitario Carlo Di Marco nell'incontro, organizzato con il sostegno di una serie di associazioni, che si terrà sabato alle 16.30 nella sede di Teramo Nostra. «Il concetto di riforma è progressivo», premette Di Marco, «in questo caso non si va avanti ma torniamo indietro». Si tratta quindi di una “de-forma” che, unita alla nuova legge elettorale, mina il disegno costituzionale fondato su sovranità e rappresentatività del popolo.
Lo scopo esplicitato è di garantire la governabilità che però, secondo Di Marco, non è un valore in sè. «Se serve a stravolgere la Costituzione, costata migliaia di morti, è meglio non avere governabilità», afferma il docente, «la rappresentatività invece è un valore in sè». Il nuovo Senato, formato da sindaci e consiglieri regionali “dopolavoristi di lusso”, e il cosiddetto Italicum con cui si eleggeranno i parlamentari smantelleranno dunque, secono Di Marco, la sovranità popolare applicando una «torsione autoritaria» ai principi costituzionali. La “de-forma”, tra l'altro, contiene un equivoco di fondo. «Il bicameralismo perfetto che si vuole accantonare non sarà superato», fa notare il docente, «il Senato infatti continuerà a intervenire in dieci procedimenti legislativi e in quello di modifica della Costituzione». Se quindi il secondo ramo del Parlamento, sebbene ridotto a cento componenti, conserverà il potere di fare le leggi, non dovrebbe essere formato da nominati ma da eletti, scelti dal popolo per quel compito. «Ci sono state tante altre proposte, dalla soppressione del Senato alla sua trasformazione in un'effettiva Camera delle Regioni e delle autonomie locali», evidenzia Di Marco, «ma sono state tutte ignorate». Secondo il docente, insomma, c’è un disegno politico che tira a «sbarazzarsi della Costituzione e del possibile ruolo attivo dei cittadini». Lo dimostra anche il fatto che la stessa riforma prevede l’aumento a 150mila del numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare. L’assemblea di sabato, dunque, segnerà l’avvio della campagna per il “sì” all’abrogazione della legge elettorale e per il “no” alla riforma costituzionale.
Gennaro Della Monica
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