Parte la petizione per la lapide dannunziana

Appello di un gruppo di studiosi e scrittori: «La frase del Vate affissa al teatro romano va recuperata»
TERAMO . Al teatro romano di Teramo è partito il cantiere volto all'abbattimento dei palazzi Adamoli e Salvoni. Un intervento propedeutico al recupero, dopo decenni di attese, dell'intera area archeologica.
Un momento importante per la città che ha spinto diversi esponenti del mondo della cultura e della politica abruzzese a chiedere di procedere anche col restauro della lapide dannunziana, ormai del tutto illeggibile, affissa sul muro del teatro romano. Una formale richiesta è stata inoltrata al sindaco Gianguido D'Alberto, mentre su Facebook è nato un gruppo finalizzato allo scopo su spinta dell’avvocato e scrittore teramano Pietro Ferrari. Ad aver aderito al movimento sono, fra gli altri, il consigliere regionale Vincenzo D’Incecco, l’editore Marco Solfanelli, il saggista Luigi Copertino, il presidente del parco nazionale del Gran Sasso-Laga Tommaso Navarra e il giornalista e storico abruzzese Cristiano Vignali. La lapide dannunziana riporta la frase del Vate tratta da una lettera che il poeta inviò al sindaco di Teramo per esprimere il suo amore alla città: “La ruina del Teatro di Interamnia testimonia romanamente l’antica grandezza". «Il valore umano, storico, simbolico, culturale, turistico del teatro romano che finalmente si appresta a vivere una primavera che segnerà il suo nuovo inizio, non potrà che arricchirsi ulteriormente dal suggello dannunziano, che sarà ulteriore volano di suggestioni letterarie collegando in qualche modo la nostra città – con un tag scultoreo – alla rete nazionale dei numerosi studiosi e ammiratori di Gabriele D’Annunzio che gravitano attorno al fulcro del Vittoriale degli Italiani, presieduto da Giordano Bruno Guerri già intervenuto a Teramo in diverse occasioni», si legge nella richiesta presentata da Ferrari al sindaco. (v.m.)

