Parte la ricostruzione delle “case colorate”: nuova vita per 32 alloggi

Colleatterrato, erano le più nuove tra le case Ater dichiarate inagibili La presidente Ceci: «È stato un iter complesso, durato 15 mesi»
TERAMO. Nuova vita per le “case colorate” di Colleatterrato Basso, uno dei simboli del terremoto 2016 a Teramo: edifici nuovissimi (erano stati costruiti nel 2013) dichiarati inagibili dopo la scossa del 30 ottobre di sei anni fa. Ieri mattina la presidente dell’Ater Maria Ceci ha consegnato i lavori al Consorzio Stabile Tottea, impresa con sede a Teramo: dunque da domani partiranno i lavori di riparazione e rafforzamento dell’edificio Ater di via Giovanni XXIII al civico 77, un complesso di palazzine a sei piani, di cui uno seminterrato adibito a garage e un piano terra con porticato, per complessivi 32 alloggi. L’edificio era stato dichiarato inagibile con classificazione “B”. Un altro passo avanti, in questo caso neanche tanto piccolo vista la dimensione dell’immobile, nella ricostruzione dei caseggiati popolari, che a Teramo e provincia sono stati quelli più colpiti dal sisma del Centro Italia.
L’Ater Teramo, in una nota, esprime soddisfazione: «Si chiude un iter amministrativo che è stato lungo e non facile, ma che ha garantito da una parte il rispetto delle aspettative degli assegnatari, grazie ad una progettazione attenta e migliorativa, dall’altra il doveroso rispetto dell’accordo per l’esercizio dei compiti di alta sorveglianza dell’Anac, finalizzato alla verifica preventiva di legittimità delle procedure connesse alla ricostruzione delle opere pubbliche».
La presidente Ceci ricostruisce così la vicenda delle “case colorate”: «Quello che approda alla decisiva fase dei lavori è un procedimento avviato nel marzo del 2021 con l’affidamento del servizio di progettazione, coordinamento sicurezza e direzione lavori. Nel novembre 2021 veniva validato il progetto e trasmesso all’Ufficio speciale per la ricostruzione, che lo approvava e consentiva all’Ater di inviarlo all’Anac a gennaio del 2022. Quindi si procedeva alla gara, ma la prima andava deserta, mentre la seconda ha visto l’aggiudicazione della realizzazione dei lavori, per l’importo complessivo di 992.817 euro».
A quel punto – era il mese di aprile – mancava pochissimo, ma ci sono stati altri passaggi da compiere. «Così come prevede la legge», continua Maria Ceci, «anche la gara doveva essere sottoposta ai compiti di Alta sorveglianza dell’Anac, anche per la complessità sotto il profilo giurisprudenziale del caso (la gara era stata aggiudicata a un consorzio per cui le verifiche andavano fatte su tutti i componenti, ndr), e finalmente, all’esito di un’intensa interlocuzione tra Ater e Anac, il 7 giugno scorso abbiamo potuto procedere all’affidamento dei lavori».
La presidente dell’Ater conclude: «Facciamo un nuovo passo avanti in quella che è la nostra prima missione, ovvero la gestione della ricostruzione Ater: una ricostruzione che riguarda 61 edifici, dei quali 48 con esito di danno classificato “B” e 13 (di cui cinque con autorizzazione alla demolizione e ricostruzione) con esito “E”, danni gravi. Sappiamo quanto grande sia l’impresa, ma sappiamo anche che ogni nuovo passo significa riportare a casa altre famiglie».
In questa fase anche la ricostruzione Ater, come quella privata e quella pubblica, sconta la difficoltà nel reperire imprese: il fatto che la prima gara per le “case colorate” sia andata deserta la dice lunga sulla situazione.
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