Parte una ricerca sui cani e gatti di chi è stato a contatto col Covid

Progetto avviato nella facoltà di Veterinaria per capire come si contagiano gli animali domestici Carluccio: «È importante capire come si trasmette dall’uomo per attuare misure di controllo»
TERAMO. Una ricerca per capire come l’uomo può trasmettere il coronavirus agli animali d’affezione. Lo ha varato al facoltà di Veterinaria dell’università di Teramo che a luglio ha avviato uno studio su cani, gatti e furetti. Ma con una particolarità, che rende la ricerca unica nel suo genere: sono animali i cui padroni cono venuti a contatto con il Covid.
«La recettività degli animali domestici ai coronavirus umani è di grande interesse scientifico e sanitario», spiega il preside Augusto Carluccio, «già durante l’epidemia della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) del 2003, si era osservato che gatti e furetti erano recettivi al virus umano. Per il Sars-CoV-2, sono stati riportati diversi casi naturali di infezione in cani, gatti e furetti. L’Organizzazione mondiale delle epizoozie ritiene che la raccolta e l’analisi delle informazioni cliniche e diagnostiche sui casi sospetti o confermati di infezione da Sars-CoV-2 negli animali domestici debba essere implementata, per consentire la valutazione del rischio e adeguare, di conseguenza, le misure di controllo sia nell’uomo che negli animali». Ecco la ricerca che coinvolge, per la prima volta, cani gatti e furetti appartenenti al personale sanitario e non, coinvolto nelle attività di cura, prevenzione controllo del Covid-19 in Abruzzo e regioni limitrofe.
Il progetto, intrapreso con budget proprio del gruppo di ricerca e coordinato da Fulvio Marsilio, ordinario di Malattie Infettive degli animali, prevede il coinvolgimento oltre che del personale anche di due borsisti veterinari che si occuperanno della parte clinica di campo. Il coordinamento logistico è affidato al corpo militare “Acismom” e al suo comandante, generale Mario Fine: è stata allestita nel campus a Piano d’Accio una tenda pneumatica attrezzata da ambulatorio veterinario dove si fanno tamponi faringei, oro-faringei, rettali e prelievi di sangue. «Gli animali si infettano dall'uomo», spiega Marsilio, «mentre non abbiamo alcuna evidenza che il contagio accada dall’animale all’uomo, in quanto la quantità di virus che l’animale elimina all’esterno è veramente bassa. L’obiettivo della ricerca è valutare quello che è successo negli animali di chi è venuto a contatto con il virus. Sottoponiamo infatti un questionario anonimo in cui chiediamo se i proprietari sono stati positivi in modo da capire quanti animali di persone malate hanno contratto il virus. Vogliamo capire come circola il virus, comprendere esattamente se e come l'uomo può essere fonte di infezione per gli animali». La facoltà ha coinvolto – in maniera volontaria – personale che lavora negli ospedali e nelle Rsa nella ricerca che si dovrebbe concludere a fine anno.
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