«Pastori fuori dagli aiuti nazionali»

Valle Castellana. La protesta di Caterini, allevatore e consigliere comunale
VALLE CASTELLANA . «La programmazione della Pac, la politica agricola comunitaria, per il quadriennio 2023/27 condanna a morte la pastorizia abruzzese, umbra e marchigiana e mette fine a centinaia di anni di storia che affonda le radici nelle nostre tradizioni, nelle nostre montagne che rischiano ancor di più lo spopolamento, e nella nostra cultura».
A lanciare il grido di allarme è Battista Caterini, allevatore di Macchia da Sole e consigliere del Comune di Valle Castellana che torna a protestare per le disposizioni legislative dopo aver dovuto vendere parte del suo gregge, aver partecipato a varie manifestazioni ed essere stato a esporre le ragioni della categoria al ministero dell’Agricoltura. «Nel piano strategico nazionale il nostro settore non figura tra quelli rientranti nell’ecoschema per il pagamento del premio per il benessere animale e la riduzione degli antibiotici, con specifico riferimento agli allevamenti che si impegnano al rispetto degli obblighi specifici del benessere animale e praticano il pascolo o l’allevamento semibrado», afferma, «l’intervento, al momento, è riservato solo ai settori dei bovini da latte e da carne e i suini, lasciando fuori il comparto ovicaprino che è molto forte in Abruzzo. Una scelta che facciamo fatica a comprendere: il pascolo conferisce sia alle carni che al latte degli ovicaprini e quindi alle produzioni lattiero-casearie caratteristiche qualitative molto apprezzate. In Italia sono registrati ben 3 Igp per le carni di agnello e 11 Dop per i formaggi ovini e caprini». Decisioni secondo Caterini che «vanno a penalizzare gli allevatori locali che hanno difficoltà nel trovare i terreni per il pascolo. I grandi gruppi di speculatori, in maggioranza del Nord», aggiunge, «si sono aggiudicati con maggiore forza contrattuale i terreni migliori favorendo un aumento insostenibile dei canoni di affitto per gli storici pastori abruzzesi. Così la montagna muore, i giovani si allontanano e i pastori locali, già colpiti dai bassi prezzi di latte e carne e dai miseri ristori, devono chiudere bottega. Chiediamo, quindi, una politica dei prezzi che renda sostenibile e remunerativa l’attività e auspichiamo un ripensamento sulle scelte e sulle motivazioni alla base di tale esclusione fortemente contestata dalla confederazione nei tavoli di partenariato».
Adele Di Feliciantonio

