Paterna e De Remigis assolti per la bancarotta del Baccanale

5 Luglio 2018

I due imprenditori erano finiti a giudizio dopo il fallimento del bar-ristorante di viale Mazzini La Procura li accusava di aver distratto 63mila euro, per il giudice il fatto non sussiste

TERAMO. Non c’è stata nessuna bancarotta per il fallimento del Baccanale, il bar-ristorante di viale Mazzini chiuso dal 2017.
Così ha stabilito il gup Roberto Veneziano che, al termine di un processo con il rito abbreviato, ha assolto i due ex amministratori della società Baccanale Srl: Giuseppe Paterna e Adriano De Remigis, l’imprenditore teramano che ha rilevato all’asta lo storico Caffè Grande Italia. Un’assoluzione arrivata con la formula più ampia del fatto non sussiste che mette la parola fine, almeno in primo grado, ad una vicenda che per qualche anno è rimbalzata dal tribunale fallimentare alla Procura teramana. Due anni fa, infatti, c’è stata fa la sentenza di fallimento e nel 2017 la richiesta di rinvio a giudizio per i due amministratori.
A conclusione delle indagini preliminari, il pm Enrica Medori aveva ipotizzato l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale per Paterna nella sua veste di amministratore di diritto dal 28 agosto 2014 sino alla data di fallimento e di co-amministratore di fatto dalla costituzione e per De Remigis nella sua veste di amministratore di diritto dal 4 aprile 2014 sino al 27 agosto dello stesso anno e di co-amministratore di fatto dalla costituzione.
Così aveva scritto nella richiesta di rinvio a giudizio: «Distraevano la somma di euro 63.969, 25. In particolare dal conto “denaro in cassa” si rilevava una scrittura di rettifica priva di giustificazione contabile che, di fatto, riduceva la cassa dell’importo di euro 63.969,25». Nella richiesta di rinvio a giudizio il pm aveva ipotizzato la parte offesa nella curatela fallimentare ma in udienza non c’è stata nessuna costituzione di parte civile. Nelle arringhe difensive i legali dei due( Paterna era difeso dagli avvocati Gianni Falconi e Giuseppina Di Massimo e De Remigis dall’avvocato Fabrizio Acronzio) hanno ricostruito i fatti, puntando a dimostrare l’insussistenza dell’ipotesi accusatoria.
Dopo la sentenza di fallimento, il giudice Giovanni Cirillo aveva emesso il decreto di vendita per il locale con un prezzo a base d’asta, stabilito in base a una perizia di stima, di 136.150 euro. La stima riguardava soprattutto il marchio – è stato il terzo Baccanale in Italia – e le attrezzature di particolare pregio delle diverse attività svolte nel locale: gelateria, ristorazione, bar e pizzeria. Il locale è chiuso dal 5 gennaio del 2017, quando è stato risolto il contratto di affitto con la società che aveva preso in locazione il ristorante a maggio 2015, cioè prima del fallimento della società Baccanale. Pochi giorni dopo la chiusura, il 18 gennaio, ci sono state le forti scosse di terremoto e i locali, già inattivi, sono stati dichiarati inagibili. Successivamente la proprietà delle mura ha messo in sicurezza il locale.
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