Superbonus e truffa da 24 milioni: «Crediti con lavori fatti da altri»

La Procura chiude le indagini: denaro spostato anche in Cina, in cinque rischiano il processo. L’accusa: «Hanno incassato rimborsi facendo figurare interventi eseguiti da altre imprese»
TERAMO. La coda giudiziaria del Superbonus è un insieme di indagini su presunte truffe per ora con una sola certezza: la scoperta di imprese fittizie, il più delle volte senza sedi o dipendenti, create con il solo obiettivo di emettere fatture false e accumulare crediti d'imposta per lavori mai eseguiti. In molti casi anche con esportazione all’estero di illeciti derivanti dalla monetizzazione dei crediti fasulli. Come è successo nell’inchiesta da poco chiusa dalla Procura teramana con 5 indagati. L’accusa ipotizzata per tutti dal pm Stefano Giovagnoni (titolare del fascicolo) è quella di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Le indagini, delegate alla guardia di finanza, si sono concentrate anche su un secondo livello: ovvero l’eventualità che dietro ai movimenti di denaro all’estero, in particolare in Cina, ci possa essere una organizzazione criminale. Gli accertamenti fatti, attraverso una certosina verifica di documentazione e passaggi, hanno permesso di scoprire un meccanismo di frode molto articolato.
Secondo l’accusa gli indagati, utilizzando una società “cartiera” – un’impresa edile di Pineto che da tempo ha cessato l’attività e amministrata da un prestanome, priva di personale dipendente, sede, mezzi e macchinari – avrebbero documentato inesistenti lavori di efficientamento energetico e antisismici, i cosiddetti Superbonus 110% e sismabonus, al fine di ottenere corrispondenti crediti d'imposta nel cassetto fiscale della stessa società. La frode è stata consumata falsificando la documentazione tecnica e fiscale relativa a lavori realmente eseguiti su diversi complessi immobiliari da altre società, estranee ai fatti, mediante la materiale sostituzione del nominativo dell'impresa esecutrice con quello della società. La documentazione alterata è stata poi utilizzata dagli indagati per generare, mediante duplicazione, ulteriori crediti d'imposta, o oltre a quelli correttamente rendicontati dall'impresa che aveva realmente eseguito i lavori.
I crediti d'imposta fittizi ottenuti, pari a oltre 24 milioni di euro, sono stati poi ceduti per 11 milioni a soggetti terzi in buonafede, consentendo ai responsabili di conseguire un illecito profitto. Una truffa, quella scoperta dalla Procura teramana, che si aggiunge al lungo elenco di inchieste aperte negli ultimi anni sui bonus edilizi. Bonus che sono stati senza dubbio efficaci nel rilanciare il settore dell’edilizia, particolarmente colpito dalla crisi, e per promuovere il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente, ma che nel contempo hanno mostrato diversi punti deboli. Tra questi, secondo alcuni addetti del settore, l’elevato contributo fornito dallo Stato (anche al 110 %) che ha determinato il proliferare di raggiri su più fronti.
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