Pavone: ecco perché il project financing conviene al Comune

17 Dicembre 2016

Telecamere e illuminazione a Roseto, l’ex sindaco insiste: «Non c’è alternativa all’investimento dei privati»

ROSETO. Non si placa la polemica sul project financing per l’installazione delle telecamere e il rinnovo della pubblica illuminazione lanciato dal sindaco Pavone prima del voto e congelato dal successore Di Girolamo subito dopo: un’opportunità da non lasciarsi scappare secondo l’opposizione, mentre per la maggioranza si tratterebbe di un impegno troppo oneroso per le casse comunali.

«Il Comune sarebbe vincolato a pagare, per 30 anni, un milione e mezzo di euro ogni anno», sostiene il vicesindaco Simone Tacchetti, «noi attualmente paghiamo ogni anno all’Enel una bolletta di 800mila euro. È ovvio, dunque, che l’ente quel tipo di investimento non lo può sostenere». «Nessun debito aggiuntivo», spiega invece l’ex sindaco Enio Pavone, «solamente la cessione della spesa che oggi il Comune sostiene per l’illuminazione, il riscaldamento, manutenzione e riparazioni di impianti semaforici e caldaie». Tra l’altro, come precisa ancora Pavone, la congruità di tali spese è stata certificata da un soggetto terzo abilitato e il consiglio comunale precedentemente ha riconosciuto la pubblica utilità di questi interventi. «Non ci sono alternative all’intervento dei privati per fare investimenti importanti nei prossimi anni nella nostra città», prosegue Pavone, «se lo mettano bene in mente il primo cittadino e i suoi assessori, altrimenti corrono solo il rischio di promettere interventi che non sono in condizione di poter fare».

Il project financing in questione prevede un costo del canone annuo per trent’anni da versare alla ditta proponente, la Omnia servitia, pari a 1.450.000 euro e contiene non solo le voci di costo relative alla pubblica illuminazione (bollette, fornitura di attrezzature e manutenzione), ma anche quelle dei semafori (bollette, attrezzature e manutenzione) e della gestione calore dei 34 edifici pubblici (bollette, attrezzature e manutenzione).

«In termini di costi», interviene l’ex assessore Fabrizio Fornaciari, «oggi il Comune spende complessivamente per i tre servizi una somma pari a 1.200.000 euro all’anno con addirittura un quarto dei 6.258 punti luce che non funziona e quindi non è computato tra i costi attualmente affrontati. Senza contare poi i problemi legati ai tantissimi pali pericolanti, ai disagi e al malfunzionamento del riscaldamento soprattutto nelle scuole, ai continui guasti ai semafori che arrecano pericolo per pedoni e automobilisti e la responsabilità civile e di gestione dell’impianto di pubblica illuminazione in capo al Comune». Dunque in ballo c’è una differenza di 250mila euro tra quanto il Comune spende già ogni anno e quanto dovrebbe corrispondere alla ditta che propone il project. «A fronte della quale», dice ancora Fornaciari, «verrebbe garantito un servizio efficiente con interventi immediati, un risparmio energetico del 50-55% sulla pubblica illuminazione e del 10-15% sul riscaldamento e dei vari investimenti e migliorie di cui a lungo si è dibattuto e tra cui c’è anche l’installazione delle telecamere. Con la possibilità inoltre, in sede di gara d’appalto, di ricavare eventuali ulteriori economie da offerte migliorative».

Federico Centola

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