Paziente morì dopo 10 interventi Primario condannato a sei mesi

13 Gennaio 2023

Pena al direttore del reparto di gastroenterologia Barbera, pagherà 25mila euro insieme alla Asl Assolto il cardiochirurgo Triggiani, la parte civile annuncia che farà ricorso in corte d’appello

TERAMO. Una condanna e un'assoluzione: si chiude così il processo a carico di due medici dell'ospedale Mazzini finiti sotto accusa per la morte di Gaspare Ridolfi, 61enne teramano deceduto nel giugno 2020 dopo essere stato sottoposto a dieci interventi chirurgici in poche settimane.
Il giudice Roberto Veneziano, all'esito del rito abbreviato, ha condannato a sei mesi (pena sospesa) e 25mila euro di provvisionale (in solido con la Asl) Carmelo Barbera, direttore del reparto di gastroenterologia; ed ha assolto, per non aver commesso il fatto, Michele Triggiani, all'epoca dei fatti primario del reparto di cardiochirurgia. Le motivazioni della sentenza, che alla luce del rito alternativo ha visto l'applicazione dello sconto di un terzo della pena, saranno depositate fra novanta giorni. Nel processo la famiglia di Ridolfi si è costituita parte civile, assistita dall'avvocato Gennaro Lettieri. Il pubblico ministero Davide Rosati, che ha condotto l'inchiesta scaturita da una segnalazione da parte della Asl, aveva chiesto per gli imputati nove mesi di reclusione. Il decesso del 61enne era giunto all'esito di un iter ospedaliero complesso: l'uomo, stando alla ricostruzione della Procura, era arrivato al Mazzini per un problema cardiaco e il 7 maggio 2020 era stato sottoposto ad un intervento al cuore, ad opera di Triggiani, per la sostituzione di una valvola aortica. Venti giorni dopo il paziente è entrato di nuovo in sala operatoria per un intervento di colecistoduodenostomia, eseguito da Barbera. Per la Procura in entrambi i casi ci sarebbero state colpe mediche che avrebbero costretto Ridolfi a subire altri interventi. Dieci operazioni in poche settimane, poi il decesso e l'inchiesta. Le cartelle sequestrate, le consulenze medico-legali (che si sono potute basare solo su documentazione cartacea poiché non fu eseguita l'autopsia), le memorie di parte, il processo culminato con una condanna e un'assoluzione e all'orizzonte il ricorso in appello annunciato dall'avvocato Lettieri. «La sentenza verosimilmente riconosce la responsabilità dei due primari che hanno eseguito gli interventi, in quanto in entrambi i casi la colpa non lieve degli stessi è emersa chiaramente nel corso del processo», commenta il legale, «il giudice però ha ritenuto di assolvere il Triggiani per la sola ragione che l'intervento successivo andava ritenuto causa esclusiva della morte. Proporremo certamente appello su questo punto della decisione».
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