Pd, Angelotti se ne va perché sfiduciato dall’ala di Ginoble

Dietro le dimissioni del segretario comunale, che ammette di non aver centrato gli obiettivi, i contrasti tra correnti
TERAMO. Poche righe per fare un passo indietro e rompere l'accerchiamento. Il segretario comunale del Pd Maurizio Angelotti affida a una nota indirizzata ai vertici regionali del partito la decisione di abbandonare l'incarico. Le dimissioni, maturate al termine di una riflessione che ha abbracciato gli ultimi mesi, trae origine «dalla constatazione che la più gran parte degli obiettivi connessi alla mia candidatura, e successiva investitura, sono rimasti inespressi». Angelotti, come raramente avviene in politica, ammette le proprie responsabilità. «La mia azione, mirata al rafforzamento dei circoli, al consolidamento e all'aumento della platea degli iscritti, alla tenuta e alla crescita elettorale, alla creazione di gruppi di lavoro tematici per lo sviluppo delle idee migliori per il percorso della nostra città», fa sapere nella missiva, «è risultata purtroppo quasi del tutto inefficace e di tale situazione prendo atto con dispiacere». La conseguenza, dunque, non può che essere una. «Ritengo quindi giusto, per il rispetto che nutro per il ruolo e per l'intera comunità democratica teramana, farmi da parte», annuncia il segretario».
Angelotti chiude così a metà mandato l'esperienza avviata a dicembre del 2014, quando fu acclamato segretario a suggello di un'intesa post congressuale tra le diverse anime del Pd, a cominciare da quella maggioritaria che fa capo al consigliere regionale Sandro Mariani e al deputato Tommaso Ginoble. L'accordo, che ha portato Angelotti ad avere una segreteria in gran parte composta da esponenti dell'altra ala del partito, non ha funzionato nella pratica e sebbene l'ex dirigente non lo affermi esplicitamente gli obiettivi sono rimasti "inespressi" anche per una serie di veti incrociati. Tanto che, nei giorni scorsi, una parte cospicua del gruppo dirigente teramano del partito, compresi Mariani e il segretario provinciale Gabriele Minosse, aveva sollecitato il commissariamento dell'Unione comunale addossando al segretario la colpa di quell'immobilismo seguito alla fusione a freddo congressuale. Piuttosto che aspettare il colpo di scure del boia o arroccarsi con i fedelissimi a difesa dell'incarico Angelotti ha preferito farsi da parte da solo ed elegantemente incolparsi.
Ora spetta all'assemblea delegata eletta nel congresso di due anni fa la scelta del nuovo segretario che dovrà traghettare il partito verso il rinnovo delle cariche al termine naturale del mandato. Dopo l'imminente congresso nazionale, infatti, in autunno si dovrebbero tenere quelli territoriali. Angelotti sarà comunque in campo. «Mi pongo a disposizione, da militante democratico vero», conclude, «già da domani a sostenere come sempre gli organismi ed il partito tutto».
Gennaro Della Monica
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