Peculato all’Izs, assolta l’ex dirigente Lelli
Era accusata per l’uso della carta di credito dello Zooprofilattico: per il tribunale il fatto non sussiste
TERAMO. I tempi (lunghi) dei procedimenti giudiziari scandiscono le vite di chi ne resta impigliato e attende anni prima di poterne uscire. Dopo l’archiviazione di quattro procedimenti penali istruiti a Teramo, per Rosella Lelli, all’epoca dei fatti dirigente dell’istituto zooprofilattico, è arrivata l’assoluzione con la formula più ampia del fatto non sussiste anche da Roma dove, per competenza, era giunto un quinto provvedimento.
L’ex dirigente, moglie di Vincenzo Caporale per anni direttore generale dell’istituto, nel 2012 era finita sotto inchiesta per peculato nell’ambito di una indagine della Finanza (coordinata dal pm Greta Aloisi) su un presunto uso improprio della carta di credito aziendale per cene, viaggi e soggiorni non legati a motivi professionali (indagine in cui è rimasto coinvolto anche lo stesso Caporale). L’ex dirigente, assistita dall’avvocato Gennaro Lettieri, ha sempre respinto ogni accusa sostenendo di essersi mossa nel rispetto delle regole. Già nel 2015 la Procura teramana, a conclusione delle indagini, aveva chiesto ed ottenuto per la Lelli l’archiviazione. Un quinto procedimento era finito per competenza territoriale al tribunale di Roma. E qui, nei giorni scorsi, al termine di un rito abbreviato il gup Vilma Passamonti ha assolto la donna perchè il fatto non sussiste. Così si legge in un passaggio delle motivazioni della sentenza di assoluzione: «Non si ritengono integri gli estremi del delitto di peculato nelle condotte dell’imputata che, quale dirigente dell’Izs di Teramo, ha effettuato un utilizzo della carta di credito aziendale nel corso di missioni e per titoli di spesa appropriati rispetto all’uso consentito (quali quelle di vitto e alloggio), sottoponendo poi al controllo dell’ufficio risorse umane tutta la documentazione relativa alle spese rimborsabili, ai fini delle possibili e dovute decurtazioni dallo stipendio». E in una nota la stessa Lelli ripercorre la vicenda e scrive: «Debbo chiarire che i processi hanno tratto spunto da un indubbio intento vessatorio successivo al pensionamento del professor Vincenzo Caporale. La decisione pienamente liberatoria di questa triste ed ingiusta vicenda giudiziaria mi induce a ritenere che solo dopo mesi, se non anni, accuse destituite da ogni fondamento sono destinate a crollare. Occorre fatica, volontà, impegno e forza di sopravvivere ad un processo che è di per sè fonte di irrimediabile sofferenza e di autentico patimento. Occorre il sostegno di quanti ti sono vicini, occorre l’impegno e la coscienza del tuo avvocato».(d.p.)
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