Peculato, assolto un impiegato comunale

8 Febbraio 2019

Nereto, il dipendente era accusato di aver fatto rifornimento di carburante sulla sua auto con la carta dell’ente

NERETO. È una sentenza di assoluzione con la formula più ampia del fatto non sussiste l’epilogo del processo in cui un dipendente del Comune di Nereto era imputato per peculato.
Secondo l’accusa della Procura il 58enne Severino Di Donato (difeso dall’avvocato Renzo Di Sabatino) nella sua veste di dirigente responsabile del settore tecnico dell’ente vibratiano in più occasioni, tra il 2012 e il 2013, avrebbe usato la carta carburante del Comune per far rifornimento di benzina sulla sua macchina privata. Accusa che, evidentemente, non è stata dimostrata nel lungo dibattimento nel corso del quale sono stati ascoltati svariati testi tra cui molti amministratori ed ex amministratori del Comune tutti concordi nel dire come il dipendente usasse la sua vettura privata per fare spostamenti di servizio e sottolineando, a questo proposito, come la cosa fosse conosciuta dall’ente. Davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) sono sfilati come testi, oltre a numerosi dirigenti del Comune, anche l’ex sindaco Stefano Minora e l’allora primo cittadino Daniele Laurenzi. Quest’ultimo, all’epoca dei fatti vice sindaco, in aula ha ripetuto come l’impiegato spesso usasse la sua vettura per spostamenti di servizio sottolineando come la cosa fosse conosciuta dallo stesso ente che aveva a disposizione una sola macchina di servizio non sufficiente alle esigenze di tutto il personale e che per questo il dipendente utilizzasse la sua auto. Per le motivazioni della sentenza bisognerà attendere sessanta giorni, ma appare verosimile ipotizzare già da ora come il tribunale abbia ricostruito proprio nelle audizioni dei testi l’attività svolta del dipendente. Ieri, nella sua requisitoria, il pm d’udienza Laura Colica ha chiesto una condanna a due anni. Secondo la Procura Di Donato, così si legge nel capo d’imputazione, «in qualità di dirigente responsabile del settore tecnico del Comune di Nereto e quindi pubblico ufficiale, avendo per ragioni del suo ufficio/ servizio il possesso e la disponibilità di tessere carburanti appartenenti al Comune e funzionale a consentire i necessari rifornimenti di carburante per gli automezzi comunali, le utilizzava con una frequenza di due o tre volte al mese per rifornire di carburante la propria autovettura personale in definitiva appropriandosi di quantitativi imprecisati, ma comunque rilevanti, di carburante pagato con denaro del Comune di Nereto». Accuse che il tribunale ha ritenuto non fondate.
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