Peculato e truffa, patteggia ex primario

14 Gennaio 2017

Un anno e 10 mesi al cardiologo Ciampini accusato di aver intascato i soldi delle visite senza versare il dovuto alla Asl

GIULIANOVA. E’ una sentenza di patteggiamento con tanto di confisca di 73mila euro, fatti sequestrare a maggio dalla procura e che ora restano allo Stato, a chiudere l’inchiesta giudiziaria sul cardiologo Vito Ciampini. Il 64enne professionista, all’epoca dei fatti contestati primario di cardiologia dell’ospedale di Giulianova e attualmente in pensione, giovedì mattina ha patteggiato un anno e dieci giorni davanti al gup Domenico Canosa. I pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta, che sul professionista avevano iniziato ad indagare da quando un albanese arrestato nell’ambito di un traffico di droga aveva raccontato di spacciare perchè il medico gli aveva chiesto 5mila euro per far operare il padre, lo avevano accusato anche dei reati di peculato e truffa per presunte irregolarità nell’attività di intramoenia: secondo l’accusa non avrebbe versato il dovuto alla Asl. Così, nell’avviso di conclusione delle indagini, i magistrati avevano contestato al professionista i reati di induzione indebita a dare o promettere utilità per la vicenda denunciata dall’albanese, di peculato e truffa in relazione all’attività di intramoenia fatta nel suo studio privato. Ovvero visite mediche per conto dell’Asl fuori dall’orario di lavoro che la legge consente sia negli ambulatori ospedalieri sia negli studi privati con , in entrambi i casi, l’obbligo di versare una parte degli incassi all’azienda sanitaria. Cosa che, secondo l’accusa della procura, non sarebbe stata fatta. Nel mese di maggio, proprio in relazione ai reati di peculato e truffa ai danni della Asl la procura aveva chiesto ed ottenuto dal gip Canosa il provvedimento di sequestro dei 73mila euro sui conti del medico, provvedimento all’epoca eseguito dalla guardia di finanza. Sequestro che, con la sentenza di patteggiamento, si è trasformata in una confisca: ovvero i soldi che, secondo la procura erano quelli di mancati introiti alla Asl per l’attività intramoenia, restano allo Stato. A far partire le indagini due anni fa erano state le dichiarazioni di un albanese, vicino di casa del medico, che dopo un arresto per droga ad Ancona, nel 2014, aveva dichiarato, tra le altre cose, di essersi avvicinato a quel mondo anche per reperire i soldi che gli erano stati chiesti dal primario per far operare il padre. I fatti contestati al medico risalgono al 2012 con il padre dell'albanese, cardiopatico, che dopo essersi sentito male al suo arrivo in Italia, era stato inizialmente assistito a Giulianova per poi essere trasferito a Teramo dove, dopo gli accertamenti del caso, i medici dell’ospedale Mazzini avevano deciso di sottoporlo ad un intervento chirurgico. Nel corso di questa indagine erano state disposte delle intercettazioni da cui i pm avevano aperto il fascicolo per peculato e truffa. Accuse, tutte quelle contestate, sempre respinte dal professionista assistito dagli avvocati Nicola Pisani e Marco Pierdonati.

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