Peculato, Saccuti condannato a 5 anni

15 Marzo 2015

L’ex economo di Tortoreto avrebbe intascato oltre un milione di fondi comunali. Rinviati a giudizio la moglie e il cognato

TORTORETO. Condannato a cinque anni per peculato, truffa, falso e accesso abusivo al sistema informatico del Comune. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila Giusepe Grieco è andato oltre la richiesta del pubblico ministero Davide Mancini, che aveva chiesto una condanna a 4 anni e mezzo per Pasqualino Saccuti, l’ex economo del Comune di Tortoreto di 44 anni, accusato di essersi appropriato di un milione e 200mila euro di fondi dell’amministrazione civica nell’arco di nove anni. Una condanna pesante, soprattutto se si tiene conto del fatto che Saccuti è stato giudicato, come aveva chiesto egli stesso tramite il suo avvocato Gugliemo Marconi, con un processo abbreviato, un rito che prevede la riduzione di un terzo della pena: in altri termini, il giudice ha ritenuto che Saccuti andava condannato a sette anni e mezzo di reclusione, applicando poi la pena ridotta come previsto dal codice di procedura penale.

Nella vicenda sono coinvolti anche la moglie dell’ex economo Lara Micozzi (difesa dall’avvocato Cristian Santroni) e il fratello della donna Massimo Micozzi (difeso dall’avvocato Lauro Tribuiani), i quali, forse perché la loro posizione processuale è meno compromessa rispetto a quella di Saccuti, non hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato; entrambi sono comparsi per l’udienza preliminare davanti al giudice Grieco, che li ha rinviati a giudizio per il processo ordinario che inizierà all’Aquila il 15 novembre prossimo.

Saccuti era stato già condannato nel 2012 a tre anni per reati analoghi perché giudicato colpevole di aver cercato di acquistare un costoso Suv in una concessionaria di auto delle marche pagandolo con i soldi del Comune. Proprio da quella vicenda era nata una seconda inchiesta dell procura distrettuale antimafia dell’Aquila – che ha la competenza per questo tipo di reati – che aveva scoperto l’esistenza di altre operazioni poco chiare effettuate dall’allora economo del Comune, che facevano sospettare che avesse utilizzato fondi pubblici per consistenti spese personali. Tra queste, un appartamento di 150 metri quadrati con annessi box, due moto, tre automobili, quote di multiproprietà immobiliari, oggetti di arredamento, materiale elttronico, articoli sportivi e perfino le attrezzature per una lavanderia automatica a gettone. Tutti beni che vennero sequestrati dall procura e che ora potrebbero essere confiscati. Il sequestro conservativo venne dei beni venne chiesto dal Comune di Tortoreto – costituito parte civile nel processo tramite l’avvocato Gabriele Rapali – a garanzia del consistente danno finanziario subìto dall’ente per il comportamento illecito del funzionario infedele.

All’epoca della precedente inchiesta la procura distrettuale dell’Aquila aveva chiesto e ottenuto il divieto di dimora a Tortoreto per il funzionario che si dovette anche dimettere dall’incarico in Comune. Aperta la seconda inchiesta – quella che ha portato alla condanna a 5 anni– Saccuti cercò di scagionare la moglie, sostenendo davanti ai magistrati di aver fatto tutto da solo, ma l’inchiesta è andata avanti coinvolgendo anche la donna e il fratello, seppure con responsabilità meno gravi di quelle contestate all’ex economo.

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