Pediatri indagati, il pm: non c’è reato

20 Ottobre 2019

La Procura chiede l’archiviazione. I medici erano accusati di avere troppi assistiti rispetto al massimale consentito

TERAMO. È con una richiesta di archiviazione per tutti gli indagati che la Procura chiude l’inchiesta su nove medici pediatri di base e un dirigente del distretto sanitario Val Vibrata, accusati di truffa ai danni dello Stato (al dirigente veniva contestato anche l’abuso d’ufficio). L’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Giovagnoni, verteva sul numero di pazienti in carico a ciascun medico: secondo l’accusa, in particolare, i pediatri avrebbero avuto più bambini di quelli previsti dalla normativa, che fissa il tetto massimo in 800 con una deroga entro il 10%. Numeri che, sempre secondo l’accusa, erano stati ampiamente superati portando i medici, in alcuni casi, ad avere 900 o anche mille iscritti. Da qui l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, che però non è stata confermata dalle indagini.
La questione relativa all’assegnazione del numero dei pazienti è infatti stabilita dall’articolo 38 dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici pediatri di libera scelta del 29 luglio 2009, esaminato dalla Procura insieme ad altra documentazione. Articolo che al comma 1, oltre a stabilire in 800 il numero massimo di pazienti che può acquisire un pediatra di libera scelta, rimanda ai commi successivi per eventuali deroghe. E così se il comma 8 consente l'attribuzione di scelte riferite ai neonati entro il 10% del massimale, il comma 9 consente anche, in deroga al massimale individuale (e cioè oltre il 10% del massimale di 800), l’attribuzione di scelte relative ad assistiti in età pediatrica appartenenti a nuclei familiari nell’ambito dei quali lo stesso medico abbia già in assistenza altri piccoli pazienti. A questi si aggiungono il comma 2 dello stesso articolo 38, che dispone che gli accordi regionali definiscano limiti e modalità di eventuali deroghe al massimale nazionale, e l’accordo integrativo regionale con il quale la Regione Abruzzo, come accertato dalla Procura, ha disposto che il numero massimo degli assistiti non possa superare i 1.180 pazienti. Da qui la richiesta di archiviazione per tutti gli indagati, che in nessun caso avrebbero superato questo limite. A far partire le indagini era stato un esposto presentato da un altro pediatra, una dottoressa vincitrice di un concorso indetto proprio per pediatri di base, che non avrebbe mai ottenuto quanto indicato nel relativo bando. (a.m.)
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