Pediatria, grandi numeri e solo 8 medici

Il primario chiede alla Asl almeno altre due assunzioni: «Non possiamo mantenere ancora per molto questi ritmi»
TERAMO. Pediatria: numeri in continua crescita, di pari passo alla fiducia riscossa fra la popolazione. E’ un piccolo “miracolo” quello compiuto ogni giorno dagli operatori del reparto del Mazzini, diretto da Mario Di Pietro dal dicembre 2016. A lavorare nel reparto sono solo otto medici più il primario. I numeri, di contro, sono da record. Ma la corda non può essere tirata troppo a lungo. «Così non possiamo continuare, non possiamo garantire il mantenimento di questo livello di prestazioni, rispondendo alle esigenze della popolazione che altrimenti sarà costretta a rivolgersi altrove», annuncia il primario.
Di Pietro ha chiesto alla direzione aziendale «l’urgente aumento dell’organico medico di almeno due unità (come richiesto da tempo), per consentire al nostro reparto di svolgere quel ruolo di “hub” provinciale che viene attribuito sulla carta, ma è ben lungi dall’essere riconosciuto nei fatti. Basti pensare, al riguardo, che negli altri tre capoluoghi di provincia operano due reparti distinti – pediatria e Tin (terapia intesiva neonatale, ndr) – con oltre 30 unità mediche tra pediatri e neonatologi, mentre a Teramo c’è un unico reparto di pediatria e neonatologia (quest’ultima riconosciuta come unità semplice), con solo otto medici oltre al primario».
Di Pietro spiega che prosegue la lieve diminuzione dei ricoveri (755 nel 2018) per una precisa scelta «di deospedalizzazione, in quanto il ricovero per il bambino è sempre un evento traumatico». Quindi meglio day hospital e Sdac (ricoveri diurni programmati) che sono saliti da 128 del 2017 al 210 del 2018.
Per quanto riguarda la neonatologia emerge che, a fronte della lieve riduzione della natalità e conseguentemente dei ricoveri al nido e in patologia neonatale, si registra la drastica riduzione dei trasferimenti dei neonati in altri presidi «sia per il più frequente trasferimento in utero (cioè di casi problematici prima della nascita, ndr) ma soprattutto per il miglioramento della nostra capacità assistenziale ai neonati patologici che non richiedono il ricovero in Tin».
E poi c’è la parte ambulatoriale. Le prestazioni in pronto soccorso sono state nel 2018 4.569 (4.231 nel 2016 , più del 10% del totale di quelle del pronto soccorso stesso (circa 44mila). Per questo Di Pietro ricorda che da quando ha assunto l’incarico ha chiesto di arrivare l’Obip (osservazione breve pediatrica), finora senza esito. Un notevole impulso all’attività, molto apprezzato dai cittadini, riguarda l’attivazione degli ambulatori specialistici. Ad esempio quello ecografico, grazie al quale si è passati dalle 60 prestazioni del 2016 alle 445 del 2018 (molto richieste le eco alla tiroide). Numeri altrettanto buoni per le visite pediatriche, ma anche dell’ambulatorio per i disturbi alimentari e della nutrizione (le valutazioni sono passate da 25 del 2017 alle 84 del 2018 e i trattamenti da 188 a 390) per quello di endocrinologia pediatrica, neurologia pediatrica, gastroenterologia pediatrica, raggiungendo le 6.672 prestazioni ambulatoriali nel 2018, quasi mille in più dell’anno precedente. «Risultati raggiunti grazie all’encomiabile impegno di tutto il personale medico e infermieristico», conclude il primario.
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