Pelletteria in crisi, primi spiragli a Teramo

17 Settembre 2021

Più 7% nell’export rispetto al 2020 in controtendenza con i dati abruzzesi, ripartono le prime fiere

TERAMO. Ripartono le fiere della pelletteria, mentre il settore soffre ancora in Abruzzo con l’eccezione del Teramano, dove fa segnare il +7% nell’export rispetto al 2020.
Settembre è il mese delle due fiere consecutive targate Assopellettieri: il Mipel, che torna in presenza per la sua 120 edizione e Mipel Lab, il tutto da domenica a venerdì nella FieraMilano di Rho. E “Play” sarà il claim del ritorno della fiera, prendnedo spunto dallo sport. «Con Mipel Play abbiamo voluto rappresentare sia la volontà di rimettersi in gioco che la voglia di ripartenza dopo lo stop legato all’emergenza Covid», spiega Pasquale Tondi, titolare di Arcadia e consigliere di Assopellettieri e di Mipel, «A 60 anni dalla prima edizione e dopo la pandemia che ha duramente colpito il settore, la pelletteria torna in fiera da protagonista. Siamo pronti a riprendere la partita con una forte ispirazione dal punto di vista motivazionale “presa in prestito” dai successi sportivi di questa estate». Per questo all’inaugurazione di Mipel ci saranno due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Tokyo Filippo Tortu e Gianmarco Tamberi. Secondo i dati del periodico report del centro studi Confindustria Moda e diffusi nella nota di Tondi, le vendite estero di prodotti della pelletteria e della concia italiani hanno registrato nella seconda frazione dell’anno un +80% in valore. Il dato Istat cumulato dei primi 6 mesi presenta una crescita dell’export pari al +31,2% su gennaio-giugno 2020: complessivamente sono stati esportati beni per 5,89 miliardi di euro, contro i 4,49 miliardi dell’analogo periodo 2020. Ma il confronto coi livelli dei primi 6 mesi 2019 (6,60 miliardi di euro) mostra come si tratti di un recupero ancora parziale: il divario attuale è infatti del -11%. In controtendenza, l’Abruzzo fa registrare un calo ulteriore (-4,1% sui livelli decisamente sfavorevoli del primo semestre 2020), restando del -45% sotto i valori 2019. Unica eccezione è rappresentata dalla provincia di Teramo che ha fatto registrare un debole +7% (che segna -41% sul 2019). «Purtroppo, il nostro territorio sta ancora soffrendo molto e tante aziende rischiano di chiudere bottega per l’assenza di progettualità comune e di investimenti pubblici – a partire dall’impiego dei fondi del Pnrr – su un territorio ricchissimo di know-how e fortemente a rischio scomparsa», dice Tondi.(l.t.)
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