Pena dimezzata per l’assassino di Tizi

Processo d’appello bis a Perugia: la condanna per Arjan Ziu scende da 30 a 17 anni. Ridotte le pene anche a due complici
MARTINSICURO. Pene ridotte per tre degli imputati nel processo d’appello bis per l’omicidio di Roberto Tizi, il 35enne originario di Petritoli che nel 2015 fu freddato con due colpi di pistola davanti agli occhi della sua compagna, a Martinsicuro. I giudici della corte d’assise d’appello di Perugia, chiamati a rideterminare la pena dopo il provvedimento con cui la Cassazione, accogliendo il ricorso dei difensori dei quattro imputati, aveva annullato le condanne, ha ridotto da 30 a 17 anni la pena a carico di Arjan Ziu, esecutore materiale del delitto, e da 16 a 14 quella a carico di Mikele Ziu, (fratello di Arjan), e di uno dei due figli di quest’ultimo, Rudy. Confermata invece la condanna a 12 anni e 4 mesi per l’altro figlio di Mikele, Antonio.
L’omicidio di Tizi si consumò a Martinsicuro il 7 giugno del 2015, quando l’uomo fu freddato da due colpi di pistola calibro 6,35 sparati da Arjan Ziu appena giunto sotto casa. Il primo colpo lo raggiunse mentre era ancora in auto. Un vero e proprio agguato che, secondo la Procura, sarebbe stato una vendetta per una discussione per futili motivi avuta qualche ora prima dalla vittima con Arjan Ziu. A fornire un grosso contributo alle indagini erano state soprattutto le immagini catturate da alcuni di impianti di videosorveglianza. Fermato poco dopo l’omicidio l’albanese aveva confessato le proprie responsabilità, escludendo il coinvolgimento di altre persone e indicando agli investigatori il luogo dove, secondo la sua versione, aveva gettato la pistola, mai ritrovata. I presunti complici (il fratello Mikele e i figli di quest’ultimo, Antonio e Rudy) furono fermati qualche giorno dopo. Al termine del processo di primo grado Arjan Ziu, (assistito dall’avvocato Tiziano Rossoli), era stato era stato condannato a 18 anni con rito abbreviato. All’epoca gli furono riconosciute le attenuanti generiche che in Appello, invece, non erano state ritenute applicabili. Tanto che i giudici aquilani, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, lo avevano condannato a 30 anni. Gli stessi giudici, all’epoca avevano ridotto le condanne stabilite in primo grado per Mikele Ziu e per i due figli di quest'ultimo, Rudy e Antonio, (assistiti dagli avvocati Antonio Valentini e Maurizio Cacaci): per i primi due la pena era scesa da 17 a 16 anni, mentre per il terzo da 17 a 12 anni e 4 mesi. La compagna della vittima si era costituita parte civile assistita dall’avvocato Massimo Di Bnaventura. Dopo la sentenza della corte d’assise d’appello dell’Aquila i legali dei quattro imputati avevano fatto ricorso in Cassazione, con la Suprema Corte che aveva annullato le condanne. Gli stessi avvocati hanno già annunciato che valuteranno un nuovo ricorso in Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

