«Pensavamo di morire» Teresa e Alessia scampate all’incendio

29 Novembre 2019

Il racconto delle due intossicate dal fumo a palazzo Rizziero In ospedale hanno ricevuto la visita del sindaco D’Alberto

TERAMO. Il fumo, il terrore, la corsa per le scale con il portone che non si apriva. E poi la decisione di saltare dal balcone, per paura che il palazzo prendesse fuoco.
A raccontare i drammatici momenti vissuti mercoledì pomeriggio, quando al primo piano di palazzo Rizziero il corto circuito di un quadro elettrico di un locale al pian terreno ha causato un principio di incendio, sono Teresa Garcea e Alessia Lerose, di 36 e 38 anni. Le due donne, che dopo essere state soccorse sono state ricoverate nel reparto di osservazione breve del Mazzini, al momento dell’incendio si trovavano in casa, al primo piano della palazzina. «Eravamo in casa e stavamo cucinando qualcosa al forno. A un certo punto mia cognata, vedendo del fumo, mi ha detto di chiuderlo perché pensavamo venisse da lì», racconta Teresa, «ma girandoci verso il corridoio di casa abbiamo visto tutto questo fumo che partiva da fuori». A quel punto le due ragazze sono corse giù per le scale per aprire il portoncino e uscire. «Per le scale non si vedeva nulla, non respiravamo e quando siamo arrivate giù il portone, che ha l’apertura elettrica era bloccato», continua Teresa, «a questo punto siamo tornate indietro fino a quando io non mi sono sentita male. Le ho detto non ce la faccio più, io non respiro». Ma Alessia, senza perdersi d’animo, l’ha tirata su per le scale e insieme, dopo essere riuscite a rientrare in casa, si sono buttate dal balcone di casa in quello immediatamente sotto. «Pensavamo di morire»,aggiunge Teresa. Alessia, che ieri sarebbe dovuta ripartire per Londra, dove vive, chiede che venga accertato se ci sono responsabilità, in termini di mancata manutenzione, per quanto successo. «Se fosse successo di notte poteva accadere una strage», dichiara Alessia, «e chi è responsabile deve rispondere di quello che è successo. Sulle scale non ci sono estintori, non c’è l’allarme anti incendio. Vorrei che la cosa non fosse sottovalutata, perché io e mia cognata, se si fosse chiusa la porta di casa, saremmo potute rimanere senza vita sulle scale. Siamo traumatizzate, non siamo riuscite a dormire tutta la notte». Ieri mattina le due donne hanno ricevuto la visita del sindaco Gianguido D’Alberto. «Sono andato per vedere come stavano e per fargli sentire la nostra vicinanza», spiega il primo cittadino, «e ho lasciato loro i miei contatti per qualsiasi cosa di cui dovessero avere bisogno». (a.m.)
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