«Per la partecipazione popolare sono meglio le consulte»

TERAMO. Per favorire la partecipazione popolare alle decisioni amministrative è meglio istituire commissioni consiliari aperte ai cittadini o formare delle consulte? Nel dibattito a distanza fra il...
TERAMO. Per favorire la partecipazione popolare alle decisioni amministrative è meglio istituire commissioni consiliari aperte ai cittadini o formare delle consulte? Nel dibattito a distanza fra il presidente del coordinamento dei comitati di quartiere Domenico Bucciarelli (che propende per le prime) e il sindaco Gianguido D’Alberto (che invece è favorevole alle seconde) interviene l’associazione Demos, presieduta da Carlo Di Marco, che considera le consulte popolari uno strumento più idoneo. Innanzitutto Demos osserva che «eventuali strumenti di partecipazione previsti negli statuti e nei regolamenti comunali, non servono per dire ai cittadini “ora potete partecipare”, servono viceversa alle amministrazioni comunali per dire a sé stesse “ora mi obbligo ad ascoltare i cittadini”». Detto questo, Di Marco aggiunge: «Una commissione consiliare, per quanto possa essere “aperta”, è pur sempre nominata dalle forze politiche che governano la città e da quelle di minoranza; una consulta popolare, invece (da come l’abbiamo proposta noi di Demos), è espressione delle realtà sociali della città: è formata dai rappresentanti delle realtà associative e di quartiere, elegge nel suo seno un presidente ed invita permanentemente il sindaco senza diritto di voto alle proprie adunanze. Una commissione consiliare può anche “aprirsi” ai cittadini, ma la democrazia richiede che avvenga il contrario: che i cittadini “aprano” a chi governa». C’è però un rischio da evitare: « Se le consulte sono nominate dai partiti di maggioranza e di opposizione e sono presiedute da assessori o altri soggetti di nomina del sindaco, altro non sono che riproduzioni grottesche del consiglio comunale formate da personaggi di fiducia e “trombati” da accontentare».

