Per una vecchia causa Mastrilli rischia il posto da consigliere

26 Settembre 2019

Un contenzioso contro il Comune per alcuni danni al suo bar potrebbe essere causa di incompatibilità  Il leghista intanto ha rinunciato all’eventuale rimborso. Se ne discuterà nell’assise civica di lunedì

GIULIANOVA . Tra i sei punti all’ordine del giorno relativi al consiglio comunale convocato per le 18 di lunedì prossimo ce n’è uno che, pur se inserito all’ultimo posto, riveste un forte carattere politico: “Costituzione causa di incompatibilità al consigliere Gianni Mastrilli ai sensi dell’articolo 69 del decreto legislativo numero 267 del 18 agosto 2000”. Tutto deriva da una causa che il consigliere leghista ha da tempo intentato contro il Comune.
L’articolo in questione recita testualmente: «Quando successivamente alla elezione si verifichi qualcuna delle condizioni previste tra le cause di ineleggibilità ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità previste, il consiglio di cui l’interessato fa parte gliela contesta. L’amministratore locale ha 10 giorni per formulare osservazioni o eliminare le cause di ineleggibilità sopravvenute o di incompatibilità». L’interessato non ha voluto rilasciare dichiarazioni limitandosi a dire: «Sto valutando con i miei legali il da farsi. Per ora preferisco attendere».
Alla base dell’iniziativa dell’amministrazione esiste un procedimento legale avviato nel 2004 da Mastrilli e dalla sorella Vittoria per un’azione risarcitoria legata a danni subiti dall’immobile che ospita il Caffè de’ Baroni nei lavori effettuati in piazza Belvedere dal Comune. Quest’ultimo si costituì nell’ottobre 2004 con il legale Enrico Rosati. La sentenza di primo grado è giunta il 18 febbraio 2015 con un rimborso ritenuto esiguo e da qui il ricorso in appello: l’ultima definitiva udienza si è svolta il 18 giugno 2019 e non si conosce ancora l’esito. Nei giorni scorsi Mastrilli, con atto notarile notificato al Comune per rimuovere la problematica, ha rinunciato all’eventuale credito vantato nei confronti dell’amministrazione cedendolo alla sorella. Evidentemente la rinuncia non è stata ritenuta sufficiente e così tutto finisce in consiglio comunale.
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