Percolato d’oro, il Pd va alla Corte dei conti

D’Alberto: «Gli affidamenti diretti degli anni passati sono costati almeno 600mila euro in più»
TERAMO. Smaltimento del percolato: il Pd mette all'indice gli affidamenti diretti del servizio che il Comune ha dato finora ai privati e lo fa con una denuncia alla Corte dei conti. A guidare la denuncia è il capogruppo Gianguido D'Alberto che quantifica anche il risparmio che il Comune avrebbe ricavato se avesse espletato una gara: ben 600mila euro in meno che invece i cittadini hanno pagato e di cui ora si chiede conto all'amministrazione Brucchi.
«Dopo una serie di illegittimi affidamenti diretti», spiega D'Alberto, «l'amministrazione comunale, con colpevole ritardo, ha finalmente espletato una procedura aperta per il servizio di carico, trasporto e smaltimento del percolato della discarica La Torre aggiudicando in via provvisoria il servizio il 24 agosto. Più volte abbiamo denunciato come l'affidamento diretto e le relative proroghe alla stessa ditta determinassero inevitabili ripercussioni in termini di costi per i cittadini teramani che, sono stati costretti, dal 2010 a oggi, a pagare in media oltre seicentomila euro l'anno per lo svolgimento del servizio, a causa di una gestione scriteriata di un servizio di pubblica utilità e particolarmente gravoso sotto l'aspetto economico. La scelleratezza della gestione Brucchi è dimostrata impietosamente dai numeri. Con l'attivazione della procedura ad evidenza pubblica si è riusciti infatti ad ottenere un ribasso significativo pari a circa il 15% dell'importo fissato a base d'asta. All'esito della gara, il costo del servizio sarà pari a 31,50 euro circa a tonnellata, Iva esclusa ma oneri per la sicurezza compresi, a fronte dei 37,46 euro e dei 35,58 euro a tonnellata, che i cittadini teramani hanno pagato, rispettivamente, dal 2010 al 2014 e nel 2015-2016, ovvero negli anni in cui il servizio è stato affidato senza gara, prima tramite la Team e successivamente in via diretta dal Comune».
Stando a queste cifre, per D'Alberto la gestione senza gara del servizio è costata ai teramani almeno 600mila euro in più rispetto a quanto si sarebbe risparmiato rispettando la normativa in materia di concorrenza- e trasparenza. «Chi risponde politicamente di questa vergognosa vicenda? In assenza di risposte», conclude D'Alberto, «sottoporremo la questione alla Corte dei conti che potrà fare luce su questa vicenda che rappresenta l'ennesimo schiaffo ai cittadini che continuano a pagare i disastri di una maggioranza giunta al capolinea».
Marianna De Troia
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