Percolato nel Tordino, inchiesta chiusa

La procura firma l’avviso di conclusione per il presidente del Cirsu Di Matteo e per due imprenditori dell’Aquila
TERAMO. E’ l’inchiesta sul Cirsu nata dallo sversamento di percolato nel fiume Tordino quella che la procura chiude contestando ipotesi di reati ambientali a Angelo Di Matteo, presidente del consorzio e fino a dicembre 2013 ai vertici regionali di Legambiente, a Massimo Martinelli, presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila (società che gestisce il polo tecnologico di Grasciano) e a Francesca Maria Siciliani, amministratore unico della ditta Gea dell’Aquila.
Al termine di una lunga e complessa indagine, arricchita dagli esiti delle numerose ispezioni di Arta e Forestale che si sono susseguite nel sito di Grasciano, il pm Luca Sciarretta ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini. Atto in cui il sostituto procuratore contesta anche la violazione delle normative ambientali che regolano la gestione e il controllo del biogas.
Ora i tre indagati potranno presentare memorie difensive e successivamente il magistrato deciderà se fare la richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta scattò dopo l’esposto del comitato di tutela Val Tordino. Una prima ispezione di Arta e Forestale, quella fatta nel febbraio dell’anno scorso, accertò la fuoriuscita di percolato proveniente in parte dal pozzo di raccolta dell’impianto e finito anche nel fiume Tordino, mentre un successivo controllo disposto sempre dalla procura certificò il corretto funzionamento dell’impianto senza nuove fuoriuscite di liquido.
Ma quella appena conclusa non è l’unica inchiesta sul Cirsi della procura teramana. E’ ancora in pieno svolgimento quella aperta dal pm Stefano Giovagnoni per bancarotta sul fallimento della Sogesa, l’ex braccio operativo del consorzio rifiuti teramano. In questo fascicolo, aperto dopo un esposto presentato dagli attuali vertici del Cirsu, ci sono sette indagati tra cui il rettore dell’università di Teramo Luciano D’Amico nella sua veste di ex presidente del consorzio rifiuti che raggruppa sei comuni teramani. Gli altri nomi sono ex vertici Cirsu ed ex Sogesa.
L’attenzione di inquirenti e investigatori per ora si concentra sul fallimento Sogesa con l’obiettivo di ricostruire, anche attraverso l’acquisizione di atti, i tanti e complessi passaggi che nel 2012 portarono al tracollo della società. Successivamente al fallimento societario 53 dipendenti sono rimasti senza lavoro. Situazione per la quale l’attuale presidente del Cirsu Di Matteo ha presentato in procura l’esposto come atto di autotutela che chiama in causa le gestioni, tra il 2007 e il 2010, degli ex presidenti.
Nelle scorse settimane il pm Giovagnoni ha affidato una consulenza a un pool di esperti pescaresi dopo aver disposto l’acquisizione di numerosa documentazione contabile.(d.p.)
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