Permessi facili a cinesi, processo a rischio

23 Settembre 2014

Nuovo rinvio dopo l’approvazione della legge sugli imputati irreperibili, udienza a novembre

TERAMO. A sei anni dagli arresti e dopo centinaia di intercettazioni, il processo per i permessi facili ai cinesi rischia di saltare. Almeno il procedimento che riguarda buona parte dei 63 cittadini stranieri sui 78 imputati. L’udienza di ieri, quella fissata per le requisitorie del pm Andrea De Feis, è stata rinviata a novembre perchè gran parte dei cinesi coinvolti risulta irreperibile. E con la nuova legge, quella approvata a giugno, è stato riformato il procedimento penale a carico degli irreperibili, superando l’istituto della contumacia. Modificando il codice di procedura penale è previsto che a fronte dell’assenza dell’imputato il giudice debba rinviare l’udienza e disporre che l’avviso sia notificato all’imputato personalmente da parte della polizia giudiziaria. Quando la notifica non risulta possibile, e sempre che non venga pronunciata sentenza di non luogo a procedere, il giudice dispone con ordinanza la sospensione del processo nei confronti dell’imputato assente. Alla scadenza di un anno dalla pronuncia dell’ordinanza di sospensione, e per ogni anno successivo, il giudice disporrà nuove ricerche dell’imputato per la notifica dell’avviso. Durante l’irreperibilità dell’imputato, il corso della prescrizione è sospeso. Nella nuova udienza fissata per il 17 novembre verrà stralciata la posizione degli irreperibili: in questo modo sarà possibile far continuare il processo a carico dei restati 18 imputati. Nella lista degli imputati, accanto ai nomi di 63 stranieri, c’è anche quello dell’ex assessore comunale al turismo di Alba Pierluigi Marziale indagato non come amministratore e politico, ma come proprietario di appartamenti per l’affitto di un alloggio. Marziale, nel corso delle indagini, ha sempre sostenuto di aver regolarmente registrato e depositato all’Agenzia delle Entrate il contratto di locazione. A processo anche il commercialista Giuliano Boffi, l’agente immobiliare Gino Bruni e il vigile urbano Massimo Ritrecina. Secondo l’accusa della procura (l’inchiesta venne portata avanti dal pm David Mancini, attualmente in servizio alla procura distrettuale dell’Aquila) il gruppo produceva documentazione falsa per chi non possedeva i requisiti, falsificava buste paga e planimetrie di alloggi, con l’ aiuto, in quest’ultimo caso, del vigile urbano delegato agli accertamenti delle residenze. Tutto per far ottenere permessi.(d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA