Personale da ricollocare Provincia contro Regione
Servono 50 posti: D’Alfonso esclude la mobilità nelle Asl e Di Sabatino insorge Incontro con la Corte dei conti, chieste contromisure per evitare il dissesto
TERAMO. Ci sono almeno una cinquantina di dipendenti della Provincia da far “emigrare” in altri enti. E quanto deciso dalla Regione rappresenta una doccia fredda per il presidente Renzo Di Sabatino. La Regione, con una deliberazione di giunta, ricorda agli enti e alle agenzie regionali che anche loro, in caso di avvisi e concorsi, devono dare precedenza al personale delle Province che deve essere ricollocato. Ma, con la stessa delibera, esclude le Asl e l’Agenzia sanitaria «con una motivazione non pertinente», ritiene Di Sabatino che ha posto la questione in una nota ufficiale inviata alla Regione.
«Proprio nel momento in cui la Asl di Teramo bandisce avvisi di mobilità per un numero consistente di unità lavorative che avrebbero potuto dare una risposta significativa, anche se parziale, alla ricollocazione dei dipendenti provinciali questi vengono esplicitamente esclusi», sostiene Di Sabatino, «in una fase tanto delicata, questa decisione, inasprisce il clima e rischia di creare conflitti istituzionali». In effetti la Asl attualmente non ha mobilità di personale amministrativo in corso, ma in futuro potrebbe emanare un bando al riguardo. Il problema della ricollocazione riguarda una cinquantina di dipendenti: è la cifra che emerge dopo 46 prepensionamenti (in 4 anni) e sottratti i 20 dipendenti della polizia provinciale e 30 dei centri per l’impiego. Il problema è che i Comuni ad aver avviato una mobilità in provincia si contano sulle dita di una mano e i posti sono pochi. Lo stesso Comune di Teramo, dove quest’anno andranno in pensione una trentina di dipendenti, non pare molto intenzionato a sostituirli.
Intanto ieri i presidente delle Province hanno incontrato la Corte dei conti regionale. Il problema sono le spese per i servizi legati a funzioni “non fondamentali” cioè non espressamente assegnate dalla riforma Delrio alle Province. Nel caso di Teramo la spesa è di 6 milioni, a cui non corrispondono entrate. I rischi sono la “mancanza di continuità dei servizi” e il dissesto di bilancio.
«Abbiamo chiesto, per l’anno in corso, di approvare solo il bilancio di previsione potendo prevedere che l’importo corrispondente all’esercizio delle funzioni non fondamentali, che stiamo comunque continuando a svolgere senza copertura di spesa, possa essere inserito in entrata con la posta corrispondente», spiega Di Sabatino, «nel nostro caso parliamo di circa 6 milioni. Io li spendo per personale e per continuare a garantire, non so fino a quando, i servizi: lo Stato, invece, ragiona come se io non avessi più centri per l’impiego, polizia provinciale piuttosto che il turismo e queste risorse non me le dà più».
Le Province, quindi, hanno chiesto un intervento della magistratura contabile nei confronti dello Stato affinchè, fra le altre cose, sia possibile utilizzare eventuali avanzi di amministrazione per il finanziamento della spesa corrente; siano sospese per tre anni le rate dei mutui con la Cassa depositi e prestiti (per Teramo significherebbe recuperare 3 milioni di euro) o che, in alternativa, si possano rinegoziare le rate anche in assenza del consuntivo 2015 (presupposto oggi vincolante ma al momento impossibile). (a.f.)
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