Pesce, il prezzo non crolla nonostante le chiusure

12 Novembre 2020

Nell’asta di ieri mattina al mercato ittico le contrattazioni hanno tenuto bene In vista un patto tra armatori per limitare le uscite in mare come in primavera

GIULIANOVA. Hanno tenuto bene ieri mattina le contrattazioni al mercato ittico nonostante la chiusura certa dei ristoranti avviata in contemporanea e il divieto per le persone di spostamento tra i vari comuni. Una buona sorpresa per chi, dopo l’entrata in zona arancione, si aspettava una reazione negativa dai commercianti e imprenditori che frequentano l’asta del pesce del mattino. Ma il dato positivo non è giunto solo dalla domanda, pienamente soddisfatta, ma anche dal prezzo, che ha ben tenuto nel corso delle contrattazioni. Qualcuno, commentando l’andamento degli acquisti, ha ipotizzato per le vendite al minuto un ampliamento della clientela di prossimità, soprattutto per gli ambulanti. Ma c’è anche chi ha messo in conto di creare una riserva di prodotto per i prossimi due giorni in funzione dei divieti imposti dal recente decreto.
Ieri mattina quattro pescherecci della flotta armata “a strascico” hanno conferito il loro prodotto all’asta del mercato ittico: il Rossella, il Claudia, il Capo Horn e il Faro. In totale il prodotto complessivo contrattato è stato di circa 10 quintali per un totale di 296 casse contrattate. All’asta erano presenti 23 acquirenti che hanno potuto soddisfare in gran parte le loro esigenze. L’articolo maggiormente apprezzato è stato costituito dagli scampi, quotati a 39 euro al chilo, più Iva. A seguire i calamari e le sogliole, venduti al prezzo di 20 euro al chilo, le mazzancolle a 15 euro al chilo, la rana pescatrice a 14 euro al chilo e le seppie a 13 euro al chilo. A scendere il gambero rosa a 12 euro al chilo, quindi le cicale di mare (9 euro), i merluzzi (7 euro) e le triglie (5 euro).
Nell’ambito della marineria locale si fa largo la convinzione che l’asta della verità si terrà domani, quando il maggior numero di pescherecci “a strascico” farà rientro in porto al termine dell’attività. Si parla anche di un accordo tra gli armatori se le restrizioni dovessero proseguire. Come avvenuto a marzo, aprile e maggio, le uscite verrebbero diradate in modo da rendere l’offerta in linea con la domanda sensibilmente in calo per via dell’inattività dei ristoranti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA