Petrella in libertà dopo 4 mesi «Ma non potrà fare il medico»

I giudici del Riesame accolgono il ricorso contro il no alla scarcerazione del tribunale teramano A luglio via al processo: il professionista è indagato per la morte di un paziente colpito da infarto
TERAMO. C’è un nuovo pronunciamento dei giudici a scandire il caso di Roberto Petrella, il medico teramano da febbraio agli arresti domiciliari dopo la morte di un paziente il cui corpo è stato riesumato e sottoposto ad autopsia.
Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso contro il no alla scarcerazione decretato da quello teramano: i magistrati aquilani (collegio presieduto da Alessandra Ilari) hanno revocato gli arresti domiciliari a cui il professionista era sottoposto da quattro mesi e hanno sostituito questa misura con il divieto di esercitare la professione medica. Divieto, quest’ultimo, già sancito dalla sospensione decretata dall’Ordine dei medici e contro cui è stato presentato un ricorso al Tar. L’Ordine provinciale, infatti, lo ha sospeso dalla professione prima per la mancata vaccinazione anti Covid e poi per l’inchiesta.
Un’inchiesta, quella della Procura teramana, chiusa ormai da settimane. I pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, titolari del fascicolo, contestano al medico l’ipotesi di omicidio colposo e hanno chiesto l’applicazione del giudizio immediato. Richiesta già accolta dal gip Marco Procaccini con la prima udienza del processo fissata per il 6 luglio.
Il medico teramano (difeso dall’avvocato Tommaso Navarra) è accusato di omicidio colposo per la morte di Gennaro Sances, camionista casertano di 68 anni, che dal 2020 era in cura da Petrella e che a dicembre è deceduto. L’uomo e la compagna, come da questa riferito agli investigatori, avevano visto su Facebook diversi video del medico teramano e l'avevano contattato per un consulto. Da quel momento il camionista ne era diventato un paziente. L'uomo più volte sarebbe stato a Teramo per farsi visitare. Da ottobre i contatti sarebbero stati solo telefonici. L'ultima volta la mattina del decesso, l’8 dicembre scorso, quando – sostiene l’accusa – Petrella avrebbe prescritto al paziente, che accusava febbre alta e malesseri diffusi da giorni, vitamine e integratori a base di funghi, sconsigliandogli di recarsi in ospedale. Il medico, in un lungo interrogatorio di garanzia davanti al gip, si è difeso sostenendo di non aver fatto morire nessuno e di aver detto alla moglie del paziente di chiamare l’ambulanza. Diversa la ricostruzione fatta dai magistrati sulla base del contenuto delle intercettazioni telefoniche.
L’autopsia, svolta dall’anatomopatologo Antonio Tombolini dopo il passaggio dell’inchiesta dalla Procura di Catanzaro a quella di Teramo, ha confermato che il paziente è morto per un infarto acuto al miocardio ed ha escluso ogni ipotesi legata al Covid.
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