Piano del Comune per il centro rifiuti

8 Luglio 2018

Pronte le opere di adeguamento, l’obiettivo è ottenere il dissequestro dell’area destinata allo stoccaggio degli ingombranti

ROSETO. «Stiamo facendo di tutto per ottenere il dissequestro, abbiamo proposto al giudice di poter liberare l’area realizzando alcune opere». A rivelarlo è l’assessore alla manutenzione e all’ambiente di Roseto Nicola Petrini riguardo al centro di raccolta dei rifiuti ingombranti nei pressi dell’autoporto, che da quasi un anno è sotto sequestro in seguito ad un’inchiesta della magistratura per la presenza di problemi strutturali, rifiuti non conformi e alcune recinzioni non a norma. Una problematica che sta obbligando i cittadini rosetani, per poter conferire i rifiuti ingombranti, a dover chiamare il numero verde della ditta Diodoro Ecologia che, a causa del sovraccarico delle richieste, in più di un’occasione si è trovata ad allungare i tempi del ritiro. Il Comune ora propone un progetto con opere destinate al dissequestro dell’area di proprietà dell’ente ma però è gestita da Diodoro.
«L’intervento prioritario è quello per l’impermeabilizzazione», sottolinea Petrini, «perché chi ha fatto l’ispezione ha ritenuto che il manto di asfalto presentasse delle anomalie. Più precisamente, la superficie non garantiva un’adeguata raccolta dell’acqua piovana, che filtrava nel terreno. Naturalmente prima di effettuare interventi strutturali aspetteremo l’ok del giudice per la riapertura». Si tratterebbe di una soluzione per risolvere il problema nell’immediato, prima della nascita del nuovo centro di raccolta comunale dietro lo stadio Fonte dell’Olmo, per il quale si dovrà attendere almeno l’inizio del 2019. La nuova struttura concentrerà in un unico punto il centro riservato ai rifiuti ingombranti e quello adibito al riuso. «Il lavoro sarà finanziato dalla Regione per un importo di 250mila euro», ricorda l’assessore rosetano, «qualche mese fa è stata firmata la convenzione per il centro del riuso, ora stiamo aspettando la seconda parte. Poi daremo vita ad un progetto unico per raggruppare i due centri, di modo che se uno di essi non dovesse dare i risultati sperati potrà essere successivamente fuso con l’altro».
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