Piano di salvataggio per la Giplast

Giulianova, ha più di 20 milioni debiti e ha chiesto il concordato preventivo
GIULIANOVA. Sono passati appena due anni da quando il “padre” della Giplast, Giuseppe Marozzi, annunciava orgoglioso che il suo gruppo, che produce bordi per mobili, era il quarto in Europa. Ora ha presentato domanda di concordato preventivo in tribunale. L’annuncio è stato fatto dall’azienda, due giorni fa, ad alcuni dipendenti. Si tratta di un concordato in continuità, in cui l’azienda continuerebbe a produrre. A gestirla i figli di Giuseppe Marozzi, da sempre attivi in azienda.
Che la Giplast attraversasse un periodo di difficoltà era trapelato: aveva una crisi di liquidità e un livello di indebitamento non trascurabile. Tanto che a gennaio c’è stata anche una giornata di sciopero delle maestranze - l’azienda dà lavoro a 160 dipendenti - per il mancato pagamento degli stipendi. Alla fine gli arretrati, tranne la tredicesima, furono pagati. Ma il problema finanziario non era certo risolto. Ad un certo punto si parlava della possibilità di una cessione e di una successiva ricapitalizzazione. Ma evidentemente la strada scelta è stata un’altra.
Determinante, negli ultimi sviluppi della storia aziendale, l’acquisizione, avvenuta nel 2013, della Flexibord di Luzzara (Reggio Emilia). Contemporaneamente nel capitale di rischio dell'azienda è entrato anche il fondo Vertis, acquistando l'11% della Giplast Group. L'operazione ha movimentato 4 milioni di euro, 2 per l'acquisto e altrettanti versati da Vertis per investimenti nello stabilimento di Colleranesco. La Flexibord però successivamente è stata chiusa: ora gli ex dipendenti reclamano il rispetto degli accordi e quindi il pagamento degli incentivi all’esodo per un totale di un milione di euro. Sarebbero in vista anche azioni legali. Quest’ultimo aspetto va a peggiorare la situazione del gruppo, che ha più di 20 milioni di debiti.
La notizia della richiesta di concordato preventivo preoccupa non poco i sindacati. «Abbiamo appreso la notizia per vie ufficiose: era stato programmato un incontro, l’azienda ha chiesto di spostarlo al 9 maggio ed è emerso che si stava apprestando a fare la richiesta di concordato», commenta Giampiero Dozzi, segretario della Fiom Cgil, «non abbiamo elementi necessari per l’esame della situazione, che sappiamo difficile. Ma non abbiamo elementi che ci diano concretezze sulla gestione del concordato. Ovviamente la tutela dei livelli occupazionali per noi è prioritaria. La Giplast è una realtà fondamentale per la zona con i suoi 160 posti di lavoro. Noi abbiamo bisogno di capire se si tratta di un concordato in continuità, che ti po di operazione si farà, chi è il soggetto che subentra. Noi abbiamo già affrontato le problematiche aziendali in una serie di confronti, uno anche in sede istituzionale, ma non credevamo che esplodesse senza che ci fosse un confronto preventivo. Ci attiveremo per avere gli elementi necessari di valutazione». La Cgil ha chiesto alla Provincia di convocare un incontro urgente fra le parti. (a.f.)
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