Piano per evitare il fallimento e salvare i posti alla Sad Plastic

29 Aprile 2015

L’amministratore giudiziario D’Andrea ha affittato i macchinari e venderà le materie prime alla Tecnoresine Abruzzese di Campli: con il ricavato si ripropone di pagare i 900mila euro di debiti

TERAMO. Operazione in grande stile per cercare di evitare il fallimento della Sad Plastic, la storica azienda di Sant’Atto che produceva scarpe antinfortunistiche.

L’amministratore giudiziario, il commercialista teramano Giancarlo D’Andrea, nominato a gennaio dal tribunale di Firenze, ha infatti stipulato, lunedì scorso, un contratto di affitto di azienda con la Tecnoresine Abruzzese srl di Campli. La vicenda in cui è coinvolta la S-Compound srl (meglio nota come Sad Plastic) è molto complessa, basti pensare che la società è oggetto di provvedimento di sequestro penale cautelare nell'ambito di una truffa internazionale da oltre 13 milioni di euro. E’ partita a gennaio proprio da Firenze un’inchiesta per bancarotta fraudolenta che ha portato all’arresto di due imprenditori romagnoli, i fratelli Dradi, ex titolari dell’azienda, e di un imprenditore bosniaco.

Secondo la guardia di finanza, i due fratelli imprenditori di 41 e 42 anni avevano «minuziosamente programmato il fallimento della loro società spogliandola completamente di attrezzature, merci, dipendenti e finanziamenti - per un valore complessivo di 13.356.000 di euro - e trasferendo i beni presso una società controllata bosniaca, la Sad Est d.o.o.». I tre sono indagati, a vario titolo, per bancarotta fraudolenta transnazionale, infedeltà patrimoniale, ricorso abusivo al credito e truffa. I n questo quadro si colloca l’affitto di ramo d’azienda a cui si è giunti al termine di una intensa attività di verifica ed esame della situazione economico-patrimoniale della società sequestrata, al fine di conservare il "patrimonio azienda", tutelando le ragioni creditorie e salvaguardando parte dei livelli occupazionali.

La società affittuaria infatti, oltre a corrispondere il canone di locazione, si è impegnata all'acquisto delle materie prime in giacenza e ad assumere progressivamente cinque lavoratori in precedenza occupati nella S-Compound, pari alla metà della forza lavoro presente all'atto del sequestro.

I fondi che affluiranno nella disponibilità dell'amministratore giudiziario potranno essere impiegati per il pagamento progressivo dei debiti di fornitura, nel tentativo di evitare la liquidazione e il fallimento della società. Fra l’affitto, la vendita delle materie prime e il recupero di alcuni crediti, D’Andrea potrebbe arrivare, nell’arco di 8-10 mesi, a pagare i circa 900mila euro di debiti in capo all’azienda teramana.

E’ questo l’epilogo prevedibile per l’azienda, che era arrivata ad avere 200 dipendenti, fondata da Antonio Dradi, negli anni Sessanta, insieme ad altre in Italia. Passata nelle mani prima del figlio poi dei due nipoti – con un breve intermezzo di una cooperativa formata dai lavoratori – negli ultimi tempi ospitava solo alcuni uffici e il magazzino.

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