Piano per prevenire i suicidi in carcere

Firmato l’accordo che prevede più attenzione per i detenuti depressi, aiuto anche dai compagni
TERAMO. Un protocollo per cercare di evitare i suicidi in carcere. Ieri mattina il direttore generale della Asl Roberto Fagnano e il direttore dell'istituto penitenziario di Castrogno Stefano Liberatore, hanno firmato il "Piano locale operativo di pronto intervento e di prevenzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti" con il quale vengono definite le modalità di collaborazione reciproche, tra Asl e casa circondariale, per disciplinare aspetti e procedure di prevenzione dei suicidi in carcere.
«Un fenomeno preoccupante è quello del suicidio in carcere», ha commentato Fagnano, «per questo è importante seguire il paziente che è in condizioni depressive tali da poter arrivare al suicidio. Non dimentichiamo che la funzione del carcere non è quella di far scontare la sanzione ma è la rieducazione». Il piano è stato stabilito con la Asl perchè questa dal 2008 gestisce il presidio sanitario in carcere attraverso una unità operativa, diretta da Massimo Forlini, che consta di un servizio polispecialistico con 20 branche e ambulatori attrezzati, dalla radiologia all’ortodonzia.
Un servizio sanitario per 252 detenuti, 210 uomini re 42 donne. La popolazione carceraria si è recentemente ridotta perchè dopo le ultime scosse di terremoto di gennaio il quanto piano è stato svuotato.
«Con l’accordo a firma congiunta, di fatto viene regolamentato e potenziato il servizio multidisciplinare di pronto intervento e prevenzione del rischio di suicidio, nonché di auto ed etero aggressione, che è teso - fin dalle prime fasi della detenzione - ad affiancare il concetto di "sorveglianza" a quello di "sostegno"», si legge in una nota della Asl, «uno staff multidisciplinare, dunque, composto non solo da personale sanitario, ma anche da personale della direzione dell'istituto che potrà essere integrato, all'occorrenza, da altre figure (ad esempio, i mediatori culturali), prenderà in carico tutti i soggetti che manifestino i sintomi di un intento autolesionistico o suicidario». Prevista anche la formazione di alcuni detenuti che, opportunamente formati, possono assumere il ruolo di “care giver”, una sorta di assistenti.
«Chi non sente l’odore del carcere», spiega il direttore Liberatore, «non può capire che cosa significa gestire la violenza contro se stessi. Il carcere è un luogo afflittivo perchè priva della libertà personale: l’obiettivo è rendere le condizioni ambientali il più positive possibili».
Nel carcere di Teramo, negli ultimi sette anni, sono avvenuti otto suicidi. Si sono tolti la vita un detenuto italiano nel 2010 e un altro nel 2011, tre italiani e una donna etiope nel 2012, una carcerata bulgara nel 2014, uno italiano nel 2015. Nel 2016 e nel 2017 nessun suicidio. Ma c’è da dire che nel corso di questi anni sono stati centinaia i tentativi di suicidio. (a.f.)
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