Piano regionale, sanità teramana a rischio

18 Giugno 2016

Ospedale di primo livello a Teramo e gli altri tre di base, ma il nodo sarà il taglio dei reparti oggetto di un secondo decreto

TERAMO. Il piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese 2016-2018 presentato l’altroieri in Regione per ora non ha modificato di molto l’assetto della sanità teramana. Il decreto firmato dal commissario ad acta per la sanità, il presidente Luciano D'Alfonso, sarà seguito da un secondo atto in cui si entrerà nel dettaglio della profonda riorganizzazione della rete ospedaliera, con i temuti declassamenti dei reparti.

Per il momento è stata messa nero su bianco la presenza di un presidio di secondo livello (con la connessione funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara), di due presidi di primo livello ad alta specializzazione (L'Aquila e Teramo, nell'attesa dello studio di fattibilità per l'ospedale di secondo livello), di 3 presidi di primo livello standard (Lanciano, Vasto e Avezzano), di 4 ospedali di base (Giulianova, Sant'Omero, Atri, Sulmona) e di 2 ospedali di area disagiata (Penne e Castel di Sangro). A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, è stato scongiurato il temuto ulteriore ridimensionamento dell’ospedale di Atri a centro per trattamento di pazienti cronici. A volerlo vedere mezzo vuoto, spicca che le province di Chieti e L’Aquila abbiano un ospedali di primo livello anche non nel capoluogo, a differenza di Teramo. E che il collegamento funzionale fra l’ospedale di Teramo e quello dell’Aquila come ospedali di secondo livello (come accaduto per Chieti-Pescara), sia congelato. Avere un ospedale di secondo livello significa poter disporre di una serie di specialistiche precluse al primo livello. E’ la stessa differenza che intercorre fra l’ospedale di base e quello di primo livello, sempre secondo quanto dispone il decreto Balduzzi-Lorenzin.

Detto questo, la partita basilare per il futuro della sanità teramana si giocherà con il secondo decreto, quello che declasserà i reparti. Il nodo che rischia di innescare un effetto domino letale per l’equilibrio della sanità teramana è il possibile declassamento della neurochirurgia, da unità operativa complessa (Uoc) a unità operativa semplice a valenza dipartimentale (Uosd). L’attività resterà, ma in una struttura che non avrà un vero e proprio primario. Significherà far spegnere poco a poco l’attività del reparto che con ogni probabilità non attrarrà nè manterrà professionisti di alto livello. E questo potrebbe portare anche allo spegnimento di un’altra attività che va per la maggiore a Teramo: la radiologia con la annessa radiologia interventistica. Attività quest’ultima strettamente connessa alla neurochirurgia. Per questo si spera che D’Alfonso decida per una deroga al declassamento.

Per il resto, è in previsione che venga declassata a Uosd la medicina nucleare e che si perda la seconda chirurgia del Mazzini. In forse anche la pediatria di Atri. Salve invece, come Uoc, la gastroenterologia e la radioterapia del Mazzini.

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