Piano regolatore, scoppia il caso in consiglio
Assenze nella maggioranza, è l’opposizione a garantire il numero legale dell’assemblea
NOTARESCO. Manca l’assessore all’urbanistica nella riunione del consiglio comunale che ha come unico punto all’ordine del giorno la variante generale al piano regolatore e a garantire il numero legale per rendere valida la seduta sono i consiglieri di opposizione. È quanto successo a Notaresco nell’assemblea di mercoledì, in cui, per la maggioranza, erano presenti oltre al sindaco Diego Di Bonaventura solo il vicesindaco Elio Pellegrini, l’assessore all’istruzione Maria Pia Di Furia e i consiglieri Angela De Patre ed Ennio Giansante, mentre erano assenti l’assessore Micaela Savini, il consigliere Antonio Di Gianvittorio, e soprattutto l’assessore all’urbanistica Leonardo Recchiuti. Cinque presenti per la maggioranza, quindi, mentre il numero legale minimo è fissato a sette. È quindi solo grazie ai consiglieri di minoranza presenti, ovvero Ezio Di Colli, Lucia Di Crescenzo e Maria Fatima Di Giovannantonio di “Notaresco Bene Comune” e Mariagrazia Taddei di “Notaresco Protagonista”, che la seduta è andata avanti.
«Per l'ennesima volta siamo di fronte ad un teatrino deprecabile», si legge in una nota di “Notaresco Bene Comune”, «per l'ennesima volta il gruppo di minoranza, con il grande senso di responsabilità che lo contraddistingue dal giorno dell'insediamento, ha garantito il numero legale. Mercoledì in consiglio si votava per l’approvazione definitiva del piano regolatore che, come tutti sanno, è più che importante per l'intera cittadinanza e altrettanto dovrebbe esserlo per tutti i consiglieri, ma a quanto pare c'è chi antepone se stesso e le sue esigenze personali all'intera comunità». Secondo i consiglieri d’opposizione i problemi all’interno della maggioranza non devono andare a discapito dei cittadini. «Prendiamoci tutti le responsabilità che abbiamo accettato dal momento in cui abbiamo firmato le candidature al consiglio comunale», conclude la nota, «abbiamo il dovere di stare a disposizione dei cittadini e dal momento in cui non ce la dovessimo sentire più di farlo, dovremmo essere così onesti intellettualmente da dimetterci e tornare a casa». (l.v.)
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