Piazza Sant’Anna, l’esproprio sbanca le casse del Comune

14 Marzo 2018

L’ente è stato condannato a versare un milione e mezzo per l’area acquisita nel lontano 1968 Il valore iniziale era di 39mila euro, trattative in corso con gli ex proprietari per sborsarne 700mila

TERAMO. Sono passati cinquant’anni e la partita è ancora aperta. L’uomo non era ancora sbarcato sulla luna quando, nel 1968, il Comune esproprio un terreno di 700 metri quadri a ridosso dell’antica cattedrale per trasformarlo in un spazio da adibire a parcheggio: piazza Sant’Anna. L’area oggi è accessibile ai soli residenti, presidiata dalle telecamere che multano gli accessi dei non autorizzati, è stata ripavimentata e arredata per la sua destinazione pedonale, ma l’amministrazione non l’ha ancora pagata agli eredi dei proprietari.
Francesco e Camillo Merlini anni fa hanno citato in giudizio l’ente per ottenere un risarcimento economico che, dal valore iniziale del terreno corrispondente a 39mila euro, è arrivato a sfiorare il milione e mezzo. A fissare la cifra è stata una sentenza della Corte d’appello dell’Aquila, risalente al 2015 e che è stata impugnata dal Comune con un ricorso in Cassazione.L’ente, però, vorrebbe chiudere la controversia prima di arrivare alla sentenza definitiva, sborsando circa la metà della somma che è stata condannata a pagare. Su questo obiettivo sono concentrate le trattative tra i tecnici dell’ente e gli ex proprietari del terreno. È quanto si evince dalla relazione sull’attività amministrativa durante la gestione commissariale da parte del prefetto Luigi Pizzi. Il documento ripercorre la vicenda dell’occupazione di piazza Sant’Anna e del suo mancato pagamento. Il Comune ha tentato di far valere l’usucapione, considerato il lungo periodo intercorso tra l’esproprio e la richiesta di indennizzo, ma la Corte d’Appello ha respinto l’eccezione proposta dall’ente condannandolo all’esborso indicato. Agli oltre 1,4 milioni di euro dovuti a Francesco e Camillo Merlini si arriva aggiungendo agli attuali 39mila euro stimati come valore dell’area, la sua rivalutazione secondo gli indici Istat a partire dal 1969, gli interessi in misura corrispondente al tasso legale e il risarcimento del danno. In cambio del dimezzamento della somma da somma da pagare il Comune rinuncerebbe al ricorso in Cassazione evitando dunque agli eredi un supplemento di attesa per la definizione della controversia. In ogni caso, rileva l’ufficio legale dell’ente nel documento programmatico, l’esborso grava sulle casse comunali. Non è solo questa, comunque, l’unica controversia pendente che minaccia i già precari conti del Comune.
Di minore impatto economico, ma altrettanto tormentata, è la vicenda dell’esproprio di un terreno a Coste Sant’Agostino utilizzato per la cosiddetta “strada dell’università” che passa davanti al campus. In questo caso, che tra l’altro risale a un’epoca più recente rispetto a quello di piazza Sant’Anna, ha chiedere il risarcimento al Comune è la società “Iste, impianti sportivi”. Quest’ultima, infatti, era proprietaria dell’area di circa 3.500 metri quadri occupata dall’ente e utilizzata dalla Proger, ditta appaltatrice dell’intervento viario. L’anno scorso il tribunale di Teramo ha condannato l’amministrazione e l’azienda incaricata di realizzare l’opera al pagamento, in parti uguali, di 130mila euro a titolo di risarcimento per l’illegittimità dell’occupazione del terreno a Coste Sant’Agostino. Alla Proger è stata concessa la possibilità di rivalersi nei confronti dell’ente per la restituzione del 50% della somma, qualora però dimostri di averla versata. La ditta appaltatrice, però, ritene che l’esborso sia a totale carico del Comune.
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